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Cucchi: Per un secondo o un secolo
![]() Se non fosse che la Linea Lombarda è una specie di allucinazione da idioti della critica, potremmo dire che la collana mondadoriana de Lo Specchio ci offre, quest'anno, il meglio della panoramica sullo stato contemporaneo di quella supposta koiné poetica. Giovanni Raboni e Maurizio Cucchi pubblicano per Mondadori le loro due più recenti raccolte e procedono, per felice casualità, in uno slalom parallelo che ha un unico esito: senza trionfalismi, la duplice uscita garantisce che la poesia italiana contemporanea esiste eccome, anche se continua a lasciare irrisolto il capitale problema della struttura dei libri che le fanno corona. Sia Barlumi di storia di Raboni sia Per un secondo o un secolo di Cucchi sono raccolte che toccano apici folgoranti. Ma i due poeti milanesi sembrano disinteressarsi al lavoro sotterraneo di struttura forte (qualcosa che, evidentemente, ha un riflesso epico), per concentrarsi sulla riuscita dei singoli testi. Maurizio Cucchi tenta di aggregare sezioni, ma la felicità dell'opera risiede soprattutto in certe accensioni di pura luce, un movimento lirico che perfora e porta in superficie gemme scintillanti."Narrazione lirica": così il critico Guido Mazzoni, nella quarta di copertina di Per un secondo o un secolo, circoscrive l'esperienza di scavo e riuscita alla luce che il poeta di Glenn senza sosta compie, anche disseppellendo altrui figure, dal Malone di Beckett al Prufrock di Eliot. E' un movimento, questo, tipico della poesia di Cucchi, che è andato approfondendosi nel tempo e rendendosi via via più incisivo e secco, a partire dal magma de Il disperso fino alle scaglie auree di Ultimo viaggio di Glenn. Cucchi, che nutre un'evidente simpatia per la povertà in tutte le sue gamme (dal morboso al torbido al nobile) pratica da anni uno schema che, più che sintattico, appare propriamente il percorso esorcistico che libera dall'ossessione: dal greve, in cui vengono anticipate scoperte di luminosi reperti, approda a una disgiunzione (evidentissima in questo Per un secondo o un secolo, con l'uso statisticamente rilevante di "ma" ed "eppure" al centro dei singoli testi), per accelerare verso una sorta di agnizione del numinoso, di tatto del fantastico, di icasticità auratica e folgorante. Alcuni esempi chiarificatori:
Mauro aveva ancora la sua faccia tirata, la pelle liscia e il corpo stagno dell'atleta. Fosse in tuta o in pigiama da ospedale mi ha indicato, al muro, un atlante colorato. Pensavo che le cavità fossero immensa vacuità viscosa e invece sono spugna o massa polposa. Eppure tutto così mirabile e perfetto, sulla struttura fortemente vertebrata, ma non di meno cruento, compresso nella sua economia in crescita vertiginosa, esponenziale. O ancora: La sua figura già massiccia saliva, volava in alto su una fune o un gancio. O, per esempio, l'agnizione finale, testimonianza di quella ricerca di un'iconografia definitiva, rivelatrice, archetipale - proprio nel testo che chiude la raccolta: Chi è quello che va lassù, lento sulla cresta a mento basso, sagoma ombrosa che si accende di sé? Due, dunque, le ascensioni che Cucchi compie nei suoi percorsi testuali: 1) da ciò che è bruto, amorfo, idiota, e quindi poetico per ciò stesso, verso ciò che è leggero, della consistenza del tessuto onirico, amniotico nell'aria, vago e illuminante; e 2) il percorso formale, che tende a contrarre progressivamente la forma prosastica, lunga e distesa ma anche placentare o plagata da sismi, verso una sorta di gnomica da koan, da sutra laico, riverberante, psichicamente rivelatorio. Da sottolineare che, come già accadeva nella precedente raccolta, Cucchi utilizza queste scaglie, questi dittici chiusi come variazioni ritmiche, come punti di compressione per fare sentire che un ritmo tra testi esiste esattamente come esiste un ritmo interno a ogni testo - e che tutto ciò è la lingua della poesia. Ravvisato in ciò lo specifico dell'ultima produzione di Maurizio Cucchi, ecco dove ancora si può lavorare: sulla struttura che lega i testi in sezioni e le sezioni in libro. Poiché, a parte la profonda sensibilità ritmica, che realizza non il poema ma sicuramente la raccolta secondo una scrittura che fa dell'acribia uno dei suoi punti di forza, ciò che manca è comunque un percorso iniziatico, un movimento in avanti, la fatica progressiva che spinge al riconoscimento. Non c'è struttura iniziatica, il che è secondario rispetto alle prospettive di Maurizio Cucchi, ma non rispetto alle domande che si pone chi cerchi di guardare alla letteratura attraverso la lente di un'altra necessità - non puramente linguistica o, se si vuole, linguistica secondo una diversa esperienza della lingua. In questo senso, per esempio, appare fragile la seconda sezione del libro, Meravigliosi viaggi del protagonista: non legare i luoghi (si tratta infatti di poesie su luoghi visti dal poeta) secondo una struttura necessitante, ben oltre le fluttuazioni degli sguardi del soggetto al mondo, appare come segno di debolezza del fare poesia: appare come occasionale. Il che non è mai un bene per la poesia. Però è vero che, forse, alla generazione a cui appartiene Cucchi, simili discorsi appaiono privi di senso. Non è attestandosi sul desiderio di strutture di senso che, dopotutto, si sono fatti grandi danni alla letteratura? Meglio, quindi, fermarsi a questo scorrimento, dal viscoso all'eterico, meglio sussurrare sillabe perfettamente sequenziali, mentre il dolore umano sfuma in sbigottimento e choc, in rivelazione di un'adolescenza angelica che irrompe in ogni punto della vita, al di là dell'anagrafe, sia essa la propria o quella del secolo che si è abitato. Meglio indagare il mondo per perdersi nell'indagine, verso lo scatto finale, proprio quello praticato dai leggendari ciclisti immortalati nelle polaroid poetiche di Cucchi. Meglio coniugare il massimalismo con i risultati sperati da una simile, sofferta peregrinazione nel mondo, con le sue leggi trappola, i suoi viscidi e mortali meccanismi. Meglio leggere questi tre versi e, insieme, tutto Per un secondo o un secolo: Le sole strutture morali a cui ci affidiamo sono il mercato e il meccanismo verde. Maurizio Cucchi - Per un secondo o un secolo - Mondadori - 9.40 euro Inviato da giuseppe genna , Lunedì 9 Giugno 2003
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