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Il Meridiano John Fante
I Meridiani hanno cambiato pelle molte volte dalla loro fondazione. Ciò che sta avvenendo alla più prestigiosa collana letteraria italiana è, dunque, ampiamente previsto da chi guardi alla storia della narrativa e della poesia mondiali sotto la specie della sociologia della letteratura. L'ingresso, dopo Andrea Camilleri, di John Fante in questo panthéon nostrano, al di là dell'abisso di valore che corre tra i due autori, è significativo di un interesse a cui l'editoria è stata costretta: guardare libidinosamente ai generi ex bassi, ex popolari, ex serie B. Il mercato, ma più che il mercato la saggezza di masse sterminate di lettori, hanno decretato che petrarchismi malriusciti non soddisfano le esigenze psichiche dell'uomo e che ben altre forme letterarie si sono prese addosso il peso di una simile responsabilità. Prossimamente Chandler e, forse, Simenon, saranno accolti tra gli storici Meridiani e sanciranno questa semplice verità. Per il momento basta John Fante, questo grande narratore scambiato per un Bukowsky un po' più educato - e che invece è una specie di Balzac dell'America nascente in forma d'Impero.Inutile però stare qui a soffermarsi sulle fortune editoriali di Fante, e per di più su quelle postume. Nato a Denver all'inizio del Novecento, da famiglia di immigrati italiani, Fante ebbe un'iniziazione pittosto tarda al successo narrativo (con Full of Life, nel '52), dopo una stagione disperatissima a Hollywood, della cui intrinseca e viscerale mostruosità fu al tempo stesso vittima e testimone.
Quell'iniziazione fu tuttavia la condanna stessa di Fante: ce la si scordò ben presto, servì all'autore italoamericano per lanciarsi in qualità di demone e folletto della trasgressione e dell'autenticità extraletteraria, del mito esistenziale immolato con pittoresca nonchalance a una letteratura che, pur mietendo fan a milioni, fino a poco tempo fa non era riconosciuta dalle accademie del buon gusto.Del Fante eversivo, tuttavia, conviene parlare dopo. E' Full of Life il perno dell'opera di Fante: il suo struggente e rigoroso (a prezzo di alta sofferenza) autobiografismo, il suo metabolismo tipico del sistema digestivo di un cattolico di ultima generazione, una meditazione edipica capace di partorire uno dei più memorabili personaggi letterari del secolo americano (il padre, Nick Fante), la presenza onnipervasiva di una yiddish-mame italiana, l'ethnos che preme da ovunque e soffoca e innalza afa e temperatura - questo lo sfondo della storia familiare in cui Fante iscrive momenti di emblematismo vertiginoso (il verme dentro la giacca, a nostro giudizio, su tutti). Trattasi però di una lettura del tutto personale dell'opera di Fante, che sta esattamente al polo opposto rispetto a quanto pensa l'eccezionale curatore di questo Meridiano, Francesco Durante, autore tra l'altro di uno stupendo saggio introduttivo, il quale annota: "Non si capisce John Fante se non lo si legge alla luce dell’italoamericanità. Ma lo si capisce ancor meno se si assume l’elemento etnico come esclusivo, se si considera l’intera sua opera, ribollente distillato autobiografico, all’interno del paradigma etnico-familiare". Fante deve tuttavia la sua notorietà alla quadrilogia in cui spadroneggia l'antieroe Arturo Bandini, che tanto piacque a Elio Vittorini da uscire nella storica collana mondadoriana della Medusa, con la variazione impazzita di Chiedi alla polvere. E' sempre la cifra autobiografica a permettere a John Fante di muovere i fili della sua marionetta Bandini. Però, rispetto a Full of life, l'autobiografia è qui distorta secondo la geniale grammatica del grottesco di cui, al giorno d'oggi, Fante è maestro riconosciuto. La meraviglia dell'infanzia, la sua mitologia che non permette distinzioni tra leggenda pubblica e privata (ossessione non soltanto letteraria che probabilmente Jeffrey Eugenides, con l'incredibile "noi" de Le vergini suicide, ha mutuato proprio da Fante), l'umorismo amaro e nondimeno fulminante, il senso del paesaggio urbano (fatto d'interni, soprattutto, per quanto già di per sé gli interni di Fante risultassero esotici ai suoi contemporanei americani), un compiacimento vittimistico circa la propria sconfitta esistenziale (che è Fante utilizza quale autentica fionda per la scrittura del riscatto, apice della sua mitologia privata), l'occhio analitico di chi vede un mondo disperdersi nell'oblio e un'altro emergere per un disastroso trionfo: queste le innegabili qualità dell'uomo e dello scrittore John Fante. Il Meridiano che lo celebra nel ventennale della morte è un'adeguata riparazione all'ipocrita cecità di chi per anni ha fatto finta di non accorgersi che John Fante è stato un grande narratore. John Fante - Romanzi e racconti - Meridiani Mondadori - 49.00 euro Inviato da giuseppe genna , Martedì 17 Giugno 2003
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