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Evangelisti: La furia di Eymerich

evangelistife.jpgevangelistife1.jpgNon ho le competenze per valutare la riuscita di un fumetto: mi intendo poco di grafica e, dei fumetti che ho letto, ho sempre più apprezzato la struttura letteraria che il risultato estetico. Per questo, quanto alle illustrazioni di Francesco Mattioli, che ha disegnato questa prima tappa fumettara della saga di Eymerich, posso dire poco. Posso invece parlare della storia e del tentativo teorico che Valerio Evangelisti dichiara, tout court, nella storica quarta di copertina di quest'albo d'autore. Nicholas Eymerich, l'inquisitore uscito dalla fantasia morbosa e visionaria di Evangelisti, è a detta di Goffredo Fofi "il personaggio più memorabile nella letteratura italiana dell'ultimo decennio". Con La furia di Eymerich, Evangelisti supera la definizione data da Fofi al suo sulfureo eroe e dichiara apertis verbis: "Non ho mai pensato di imprigionare Eymerich nella pagina scritta". Tradotto: la letteratura è ben di più di quanto pensano i feticisti della narrativa.
Era già chiaro da ben prima che l'Inquisitore approdasse al fumetto (territorio che, peraltro, già ha invaso in quel di Francia): la lingua, la lingua altostilistica, per Evangelisti non è affatto quella specie di sacrario delle letteratura che, con risultati anche straordinari, ha condotto la narrativa e la poesia italiane nelle secche del bellettrismo. La lingua di Evangelisti è soltanto una funzione strumentale per scatenare i gironi infernali di una fantasia allucinata, le legioni mortuarie e spiritiche che da anni nutrono la schiera di fan dell'autore di Picatrix. Questa intuizione, Evangelisti l'ha condotta a esiti di assoluto rigore e di approfondimento quasi feroce, giungendo, soprattutto nell'ultimo romanzo Mater Terribilis, a una totale identificazione tra fantasia creatrice (quella che partorisce immagini "letterarie") e mondo eterico (il registro universale in cui vengono incise per sempre, fuori dal tempo ma anche dentro il tempo, le immagini che hanno preso forma, foss'anche fantastica, nel mondo del divenire). Straordinaria operazione di upgrade della narrativa, che tende a coincidere con la narrazione, cioè con il fantasma che da sempre, da quando esiste l'uomo, coagula in storie una percezione parimenti upgradata rispetto a quella che ci concedono i sensi. Mater Terribilis, in effetti, altro non è che un trattato sugli archetipi, lanciato nei territori in cui non volle addentrarsi Carl Gustav Jung, padre laico della teoria archetipica.
Ecco, a riprova di quanta lucidità mette Evangelisti nel lavorare sulle sue storie, la dichiarazione che rende la quarta di copertina de La furia di Eymerich un passaggio estremamente importante per la nostra letteratura contemporanea:

"Non ho mai pensato di imprigionare Eymerich nella pagina scritta. La mia narrativa si fonda su immagini forti che mi sono suggerite dalla musica, dal cinema e da altri media. Ho cominciato a estinguere il mio debito restituendo il mio personaggio al campo sterminato delle espressioni artistiche e comunicative, con i dovuti adattamenti. Sbaglierebbe lo scrittore che non considerasse quanti sono oggi i rivoli che alimentano l'immaginario, e non accettasse la sfida di giocare le proprie capacità affabulatorie su diversi piani, simultaneamente. Perché, piaccia o meno, il libro non è più l'unico alimento delle fantasie: le sue capacità evocative sono state fatte proprie da strumenti che del libro non sono l'antitesi, ma piuttosto il potenziamento e l'estensione. Al centro non rimane il mezzo, quanto piuttosto l'immagine, che può a sua volta essere veicolo di discorso".

La centralità di quest'immagine, di cui Valerio Evangelisti sarà costretto prima o poi a chiedersi di cosa sia fatta, è precisamente l'oggetto di un discorso più ampio di quello che i linguaggi tutti consentono di fare. Non a caso La furia di Eymerich viene realizzato come variazione sul tema di Mater Terribilis: siamo a una vecchia metafora di sapore induista, quella che prevede l'esistenza di molti raggi che portano comunque al centro - in questo caso i raggi essendo le prospettive linguistiche, ogni volta diverse, da cui si guarda all'immagine centrale.
Riassunto totale delle tematiche care all'autore di Metallo urlante, il fumetto La furia di Eymerich è una completa iniziazione all'universo partorito dalla sfrenata capacità di visione di Evangelisti: la Dea Bianca, la convertibilità tra Male e Bene, l'indistinzione tra metafisica e materialismo, il femmineo androgino, l'alchimia come ultima tradizione scientifica e spirituale, la pavidità e la ferinità della specie umana, l'attacco a ogni gerarchia nella giustificazione di un ben altro tipo di gerarchia (fondata sulla vocazione alla discesa negli inferi di sé e non sull'idea di esercizio del potere), la manifestazione di simboli sempre identici.
Questo fumetto, che precede la prossima uscita dell'Eymerich cinematografico, ricolloca la letteratura al centro del magico cerchio delle narrazioni. Un trono su cui Valerio Evangelisti siede, oscuro Magister di una favola inimmaginabilmente più vasta di quanto gli scrittori possano raccontare.

Valerio Evangelisti e Francesco Mattioli - La furia di Eymerich - Mondadori Strade Blu - 14.60 euro

Inviato da giuseppe genna , Giovedì 19 Giugno 2003
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