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Gwendoline Riley: Carmel
![]() La rincorsa al debuttante giovanissimo e anglosassone (al massimo colonizzato: un indiano, un caraibico, un abitante dell'Isola di Pasqua...) è una pratica che ricorda da vicino lo snobismo politically correct degli aristocratici in caccia di volpe nello Yorkshire, che prima di ammazzare l'animaletto ne accarezzano il pelo e ne magnificano la tenerezza dello sguardo. Pratica editoriale disgustosa ed erede del peggio del borghesume intellettuale, l'identificazione del soggettino sorprendente, brillante e già esausto prima ancora di iniziare, conduce ad almeno due due esiti: che l'operatore culturale diventa più centrale dell'autore; che il surfing sulla brillantezza obnubila la capacità di giudizio a lungo termine, impedendo una critica contemporanea, il cui unico compito sarebbe quello di tentare di storicizzare il presente. Stiamo dunque lontani dai quote con cui Fazi orpella Carmel della 24enne Gwendoline Riley, pubblicandola nella bellissima collana lain: si tratta di un esordio comunque interessante, al di là dell'enfasi di mercato e di giudizi come quello del LA Times: "Carmel è una fata Bukowski in All Star rosa".Carmel infatti potrebbe essere molte cose: una Remi al femminile, una Candy Candy che scopa, perfino una consulente marketing per i Baci Perugina. Invece è semplicemente un buon personaggio protagonista per un romanzo giovanile quanto basta e godibile al di sopra della media. Nulla a che fare con la sciampagna cognitiva di Zadie Smith, che ha ottenuto gli insperati esiti di incartamento personale col suo ultimo bestseller fallito, ma che ha dalla sua una capacità di graffio dell'intelligenza che assai pochi "giovani" possono vantare.
La trama di Carmel, il cui titolo originale è Cold water. Carmel McKisco, ventenne single con tanto di gaboscio in quel di Manchester, se la mena una cifra perché è ancora presa da Tony, ex fidanzato più opaco che oscuro, e con l'amica Margie se la sfracanna come se fosse in Cheers. Inizia così a crescere, secondo i rinnovati standard dell'iniziazione alla maturità e del novissimo romanzo di formazione. Finirà sposata in Scozia. Lieve e agile la traduzione di Federica Bigotti, questa sorta di Sex and the city all'europea ha il vantaggio di non farci seguire le orme ormonali di avviticchiate e stizzite quarantenni, bensì l'umor roseo di una che, il mondo, finisce per accettarlo grazie all'ambrata bevuta di normodotatezza da omologazione contemporanea. Il segno dei tempi è che questo non è un tempo di segni, se Riley, alla fine di questa cavalcata leggibile ma non memorabile, è stata insignita del titolo onorifico di migliore romanziera d'esordio degli ultimi anni, non si sa perché come e se sul serio. Comunque da leggere: da un lato perché è un romanzo piacevole, dall'altro per rendersi conto che qui serve una mobilitazione generale non tanto sul piano letterario, quanto su quello politico. Gwendoline Riley - Carmel - Fazi Editore - 9.50 euro Inviato da giuseppe genna , Martedì 1 Luglio 2003
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