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Elmore Leonard: su "Tishomingo Blues"

leonardtb.jpgleonard1.jpgE' in tutte le librerie Tishomingo Blues di Elmore Leonard, uscito nei tipi Stile Libero di Einaudi, per la traduzione di Wu Ming 1. Siamo al top della produzione di uno dei massimi scrittori viventi di genere (ammesso che una simile definizione di Leonard abbia un senso...): 37 romanzi, la corona virtuale di re della crime story consegnata direttamente dal New York Times, leggendari adattamenti cinematografici, ammiratori come Quentin Tarantino che lo idolatrano. E, adesso, Tishomingo Blues. Prima della recensione, che pubblicheremo a giorni, traduciamo alcuni passi da un'intervista che Leonard ha rilasciato l'anno passato, in occasione dell'uscita americana di questo thriller capolavoro, ultima fatica del monarca assoluto del thriller d'autore.

Hai dichiarato che si tratta del libro che ti ha più eccitato scrivere in cinquant'anni di carriera letteraria. Cosa c'è di tanto speciale in Tishomingo Blues?

A dire il vero non lo so. L'ho scritto allo stesso modo con cui ho lavorato agli altri libri: lo costruisco mentre lo sto scrivendo. Non sono mai sicuro di dove io stia andando. Credo che sia successo mentre ancora stavo scrivendo Pagan Babies, ero prossimo alla conclusione e mi è venuta in mente la figura di un tuffatore acrobata. leonard2.jpgMi sono domandato se un tuffatore acrobatico potesse diventare un buon personaggio. Questo tizio a ottanta piedi da terra, che si tuffa in un piccolo specchio d'acqua, sull'orlo del baratro ogni giorno - rischia la vita o, se non la vita, ferite molto gravi, ogni giorno... Sono andato insieme a quelli che effettuano ricerche per me a Panama City, in Florida, dove c'era un'esibizione di questi tuffatori acrobatici. Ci sono rimasto un giorno intero, ho visto l'esibizione e ho raccolto un sacco di informazioni su di loro. E poi ho pensato: "Sì, lo faccio, un personaggio che fa il tuffatore acrobatico, ma voglio un set differente da questo. E se si tuffasse dal tetto di un hotel, nel ruolo di attrazione speciale, magari dal tetto di un casinò?". Già avevo intenzione di ambientare il prossimo romanzo da qualche parte nel sud, in Alabama o Mississipi. Sono venuto a conoscenza di Tunica: il principale casinò nel sud degli Stati Uniti. Allora abbiamo preso armi e bagagli e ci siamo diretti a Tunica, per dare un'occhiata nei dintorni. Credo che sia stato proprio a Tunica che ho sentito spirare il vento della Guerra Civile: l'idea era quella di un rifacimento in costume di una battaglia. Allora abbiamo girato un po', ma non abbiamo incrociato alcun tipo di manifestazione di questo genere. Sulla strada del ritorno, invece, ci è capitato di assistere a un paio di questi eventi in costume, in Michigan, precisamente a Jackson (le comparse in costume erano 2.500 circa) e a Flint. C'era questa gente tutta seria e intenta a sembrare autentica gente della Guerra Civile, con i vestiti e le tende e le cucine da campo. E ho pensato: "Perfetto. Devo lavorare a un incontro tra il mio genere di personaggi e queste comparse. I miei personaggi non si sono mai imbattuti in gente tanto seria". Ecco come è nato il libro.

C'è anche dell'altro in Tishomingo Blues...

leonard3.jpgBeh, sì. In quel periodo stavo leggendo sulla Mafia Dixie, che non è precisamente ciò che si dice un'organizzazione, ma è piuttosto una rete di brutti ceffi che operano in diversi àmbiti criminali, dal furto di tir alla rapina in banca al commercio di roba - anzi, diciamo commercio di roba su grande scala. C'è un comune sentimento di appartenenza alla Mafia Dixie - penso che gli piaccia il nome. E così, nel romanzo ci sono finiti anche loro. Poi ho pensato: "Ho bisogno di altri personaggi. Qualcuno di Detroit". Ecco come nasce Robert Taylor e la gente per cui lavora.

Sono componenti che, nella realtà, risultano molto distanti tra loro.

Il gran piacere che ho provato scrivendo Tishomingo Blues è dovuto proprio a questo fatto: fare funzionare in un insieme elementi tanto disparati. Però non c'è stato uno solo dei libri che ho scritto che non mi abbia dato piacere mentre lo facevo. Voglio dire, è dura, ma io scrivo sempre a scene, e quando scrivo una scena e vedo che funziona e che il dialogo va bene, allora provo un senso di appagamento che nient'altro mi può dare. Con Tishomingo Blues è successo in continuazione. E' un'autentica fortuna avere lavorato, in questi anni, esattamente a quello che volevo e con tanto divertimento.

Inviato da giuseppe genna , Mercoledì 2 Luglio 2003
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