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Il Dante americano
![]() Dalla quarta di La Commedia senza Dio di Teodolinda Barolini (Feltrinelli, 32 euro): "L’immagine di un "Dante Theologus" ha spesso posto in ombra il fatto che la teologia di cui si sostanzia la Commedia sia in realtà una fictio letteraria. Il sistema teologico dantesco risponderebbe quindi a una geniale costruzione artistica. Questa è la tesi dell’autrice che, proponendo una lettura deteologizzata della Commedia, mette in luce i meccanismi narrativi, formali ed espressivi che contribuiscono a dare all’opera l’illusione della verità. Un percorso affascinante, rigoroso, sorretto da una solida informazione e da una conoscenza della Commedia sempre fondata sulla concretezza del testo dantesco". Non intendo occuparmi di Teodolinda Barolini né del suo libro, bensì di questa prospettiva deteologizzata. Che, ça va sans dire, nasce in America. Sarà infatti su Dante, a partire da Dante, che si giocherà la svolta decisiva per la critica della letteratura: non soltanto quella italiana, ovviamente. La critica è, a tutt'oggi, la grande perdente del comparto umanistico contemporaneo. Nessuno sa praticare un sapere critico pluristrutturato. Nessun critico sembra esercitare una pluralità di prospettive inscrivendole in un'ideologia che, per quanto sia un fattore di clamorosa limitazione e passionale e conoscitiva, è l'unica garanzia che perlomeno si sta facendo effettivamente critica. Invoco qui, dunque, un'assoluta equipollenza tra critica marxista, critica crociana, critica spiritualista, critica romantica. E' il disastro della critica a cui mi rifiuto di concedere la patente. Veniamo, quindi, a Dante.La prospettiva a cui aderisce La Commedia senza Dio non è affatto quello che sembra. Intendo: non si tratta di una critica dantesca puramente materialista o storicista, alla Sapegno. Qui è a tutti gli effetti messa al centro la questione teologica: il che ci dice che siamo in presenza di un'analisi che, per quanto finzionaria, è comunque costretta a fare i conti con la questione metafisica. Ed è proprio su questo punto che avviene, come sempre in Occidente, l'equivoco che tarpa almeno da un secolo le ali al critico industrializzato: la perniciosa confusione tra fatto metafisico e fatto teologico (cioè: religioso). Il critico, soprattutto quello letterario, da quando è industrializzato, proprio si rifiuta di comprendere (poiché si rifiuta di studiare il problema) che la metafisica non è affatto la medesima cosa della religione. Per scagionare Dante dall'abbraccio teologico, si emenda la questione metafisica in Dante. E' un crinale assai rischioso. Da cinquant'anni circa sono introvabili in Italia gli scritti danteschi di Foscolo e di Pascoli - che rappresentano la riemersione di una critica letteraria emblematica, capace di affrontare laicamente la questione della metafisica in letteratura. I testi che seguono questa linea interpretativa (che è la più naturale: chiunque abbia avuto tra le mani un codice dantesco commentato, si rende conto che quella emblematica è stata la lettura che i contemporanei di Dante hanno fatto della Commedia) sono coperti da una maliziosa censura. Gli si dà, non si capisce perché, dei testi reazionari. Parlo soprattutto di due libri fondamentali: Dante e la Gnosi di Adriano Lanza e L'esoterismo di Dante di Bruno Cerchio, entrambi purtroppo editi dalle Mediterranee. Appare una situazione che bascula tra il grottesco e il tragico che pochi scrittori italiani e nessun critico si sia preso la briga di andare a sperimentare se i parametri della lettura emblematica dantesca abbiano un senso o meno. Cosa si intende per lettura emblematica della Commedia? Questo: la Commedia non è semplicemente un'opera di letteratura, bensì un'opera iniziatica. Si tratta dell'iniziazione a un percorso conoscitivo che ha in vista la sperimentazione di una coscienza non riducibile né all'io né al linguaggio. Questa iniziazione esprime una retorica e uno stile che, immediatamente, figliano la retorica e la stilistica letteraria. L'obbiettivo, che potrebbe apparire metafisico secondo gli odiosi canoni dell'incomprensione occidentale, cioè inerente l'esistenza di qualcosa che è extraumano, è invece ultrapsicologico - si tratta di un viaggio interno, non esterno. Questo percorso avviene per stazioni che ricorrono in tutti i miti iniziatici elaborati dall'umanità. Simili stazioni vengono rappresentate per emblemi. Quando Lanza asserisce che Beatrice è colei che bea, che coincide con la Daena zoroastriana, con il doppio femmineo celeste degli gnostici - non sta compiendo opera di scansione dell'extraumano. Anzi, il compito del critico dovrebbe essere, sempre, quello di ricondurre tutto all'umano, poiché non abbiamo notizia di qualcosa che sta al di fuori del cerchio percettivo con cui avvertiamo il mondo. All'opposto di questa linea critica, malignamente ignorata da più di un secolo, va a impattare la lettura laicista di cui la Barolini è magistrale interprete. Macché teologia!, dicono gli americani, la Commedia è frutto di fantasia letteraria. Con l'ovvio paradosso di non chiedersi da dove e cosa e perché sia la letteratura. Eh, gli americani: hanno scoperto che esistono le storie! E' una vecchia concezione riduzionista e adattiva che qui ricorre: l'uomo buon selvaggio che, per paura del mondo, si fa coraggio raccontando storie. E si tratta dell'ennesimo puttanaio critico: cosa non è una storia? O meglio: che cavolo è una storia?Foscolo e Pascoli asseriscono: l'opera di Dante è riassuntiva di tutta la psicologia e di ciò che trascende la psicologia, pur esprimendosi attraverso una sintassi che non è più semplicemente linguistica. I dantisti americani, invece, affermano: è tutta un'invenzione, una bellissima invenzione. Dante dev'essersi rivoltato nella tomba talmente tante volte in questi secoli che, davvero, non vale la pena che lo faccia anche oggi, per questa cazzata da bushismo critico della letteratura. Inviato da giuseppe genna , Venerdì 4 Luglio 2003
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