Società delle menti
Sei qui: Clarence > Cultura & Spettacolo > Società delle Menti > Affinati intervista Hillman
Clarence homepage [an error occurred while processing this directive]
NOVITA'
Clicca qui!
ABBONATI A FASTWEB

Scopri la MegaLinea FastWeb! Voce, Mega Internet e TV.
IN ESCLUSIVA
Il gioco del momento
Migliaia di giocatori s'incontrano online ogni giorno. Scarica gratis il client per giocare!

COOL!
Free Internet
Naviga velocemente in Internet al costo di una telefonata urbana da tutta italia. Prova la nuova Connessione
Per innamorarsi!
Qualcuno sta già cercando persone come te.
Incontralo subito!

BLOG
· My Sushi Blog
(27/04/2004 - 15:53)
E' un periodo della mia vita che mi sembra di correre ...


Clarence consiglia
Email Professional
Attiva gli indirizzi email per la tua azienda con spazio illimitato, antispam e antivirus..
CLARENCE MAX
ECCO MAX LUGLIO
SCOPRI CAROLINA!

La nuova sexy star che arriva dal palcoscenico del Grande Fratello 4

SMS GRATIS
 
 

Screensaver
Clicca! Clicca!
Clicca! Clicca!
Affinati intervista Hillman

di Eraldo Affinati

affinati.jpghillman.jpgChe cosa significa diventare vecchi? Lo chie­do a James Hillman, 75 anni, uno dei gran­di filosofi contemporanei, il più illustre esponente della psicanalisi di matrice jun­ghiana, in Italia per presentare il suo ulti­mo libro-intervista con Silvia Ronchey (Il piacere di pensare, Rizzoli, pagg. 172, lire 22mila). E lui mi risponde così: «Rispetto a quand'ero giovane, sto più attento a dove metto i piedi. Entro ed esco dalla vasca da bagno con maggiore attenzione. Alcune cose sono rimaste le stesse. Ma c'è una gran­de differenza».
Si ferma qualche istante per formulare bene il suo pensiero. Siamo seduti nella ter­razza dell'albergo ro­mano in cui alloggia: la giornata è stupenda. All'orizzonte la cupola va­ticana sembra l'elmo di un cavaliere miste­rioso. Sarà per questo motivo che le parole di James Hillman scendo­no su di me come una grande benedizione: «Amo il mondo con maggiore intensità. Capisce che cosa intendo? Natura, edifici, esperienze. Ma non voglio più posse­derlo. Non ho neanche bisogno di sapere a che cosa tende. Ecco ciò che cambia con gli anni: l'acquisizione». Non è doloroso, chie­do, sperimentare su se stessi che al diminui­re dell'energia corrisponde una superiore profondità? Il mio interlocutore sospira: «Per nostra fortuna l'aumento della qualità percettiva compensa la minore forza vitale».
Una volta Vladimir Nabokov dichiarò di non credere che tutti i malanni mentali si possano guarire con un'applicazione quo­tidiana di vecchi miti greci alle parti intime. E' un assunto che mi ha sempre colpi­to. Ipotizzo che Hillman sia diventato ciò che è perché la pensa in modo opposto rispetto al grande romanziere: infatti mo­stra di essere molto interessato alla citazio­ne. Si scrive sul foglietto il titolo dell'opera da cui l'ho tratta: Intransigenze, un volu­me edito in Italia dal suo editore, Adelphi. «Secondo me - aggiunge - Lolita resta comunque uno dei grandi libri psicologici dei nostri tempi».
Ma questa, conveniamo, è un'altra questione. L'uomo che ho di fronte sembra sag­gio, come si può esserlo oggi, dopo le rivolu­zioni novecentesche, con l'elasticità e il di­sincanto di cui tutti noi vorremmo disporre nei momenti di crisi.
Che cosa significa fare bene il proprio la­voro? «Rispettare lo spirito guida che ab­biamo. Il nostro carattere. Gli antichi lo chiamavano il dàimon. Le voglio raccon­tare un episodio. La prima volta che venni in Italia, nel 1947, incontrai uno scultore. Eravamo in treno. Lui mi dis­se una frase che non ho dimenticato: il sudore puzza. Per tornare alla sua domanda, bisogna trovare una sin­tesi equilibrata fra piacere e impe­gno, gioia e dovere, come accadeva nelle botteghe fiorentine del Quattrocento». E' possibile compiere oggi un'esperienza inte­grale come quella del Rinascimento? Lo chiedo a uno dei più importanti studiosi di Marsilio Ficino. «Dovremmo realizzarla in modo diverso. Il compito dell'artista con­temporaneo è immaginare nuovi ambienti in cui vivere, reinventare lo spazio e i rap­porti umani». Chi è lo scrittore in una socie­tà primitiva? «Un uomo legato ai riti, alle tradizioni. Colui che intrattiene un rappor­to con gli dei».
Ora ci siamo scaldati. Hillman è pronto a sparare i suoi colpi. Come potremo supera­re il trauma delle Twin Towers? «D'ora in poi dovremo essere meno innocenti e me­no arroganti, allo stesso tempo». Quindi , condivide l'opinione di Saul Bellow, Iddio lo protegga: l'11 settembre ha fatto capire agli americani che la nazione in cui vivono non è più il Paese dei Balocchi. «Sì, ma sei­mila morti non fanno bene a nessuno. Ab­biamo pagato un prezzo troppo alto per raggiungere questa consapevolezza, am­messo e non concesso che ci riusciremo».
Qual è il problema dell'America, oggi? «Stiamo facendo un errore clamoroso: cre­diamo nella nostra propaganda. Rifiutia­mo la ferita. Del resto, il confronto col dinie­go è uno dei lavori più duri da compiere in termini psicanalitici». Mister Hillman, le co­se accadono per caso o per necessità? «Non c'è modo di appurarlo. Possiamo imbastire congetture». Allora mettiamola così: il fatto che lei sia nato ad Atlantic City, città del gioco, ha influito sulla sua vita? «Molto. E un luogo pieno di immagini e fantasia. D'in­verno appare vuoto, grigio. D'estate arriva­no milioni di persone: gangster e famiglie con bambini».
Pensare miticamente vuol dire credere nelle congiunture inespli­cabili, nei campi magnetici? Ja­mes Hillman s'avvicina al ta­volo dove sto prendendo ap­punti: i suoi occhi di ragaz­zo videro il vecchio Jung, a Zurigo. E come se mi facesse i raggi X: vuole sapere chi sono, per­ché gli rivolgo queste domande, a che cosa miro. Devo scoprire le carte. Gli racconto qualco­sa di me. Questa serietà, da parte sua, mi rassicura. Lo ascolto con attenzione: «Dob­biamo accettare non tanto l'inesplicabile, quanto ciò che non si può misurare, quello che la scienza non spiega. Le divinità gre­che chiedevano all'uomo una sola cosa: non essere dimenticate. Nella religione ebraico-ortodossa i ricci che contornano il viso sono così proprio per sottolineare la presenza di Dio: dovunque rivolgi lo sguar­do, ti ricordi di Lui. E questo è tutto».
No, signor Hillman, mi permetta, vorrei dirgli, qui tutto comincia. Ma mi trattengo. Però non demordo. E insisto: gli dei orienta­no la vita degli uomini? «Non lo sappiamo. Dipende da noi. Se non la pensi in questo modo, puoi diventare un umanista, oppu­re un nichilista». Lei come la pensa? «Io credo che Ares-Marte, Afrodite, Venere, Apollo e tutti gli altri siano con noi, sempre, benché invisibili». Vuol dire dalla no­stra parte? «Oh no! lo mi limito ad afferma­re la loro presenza. Aggiungo che essi sono molto primitivi». Perché l'arte è una cura? «L'arte, la religione e, probabilmente, an­che la politica appaiono legate. Devono es­sere molto grandi». A quale scopo? «Per contenere la follia umana. La differenza fra gli uomini e le altre specie è che noi siamo pazzi. Abbiamo bisogno di grandi scatole dove sistemare i nostri deliri. L'arte è uno di questi container». Qual'è il pericolo maggiore? «Quando c'è una passione esclu­siva, l'uomo rischia di perdere il controllo. Come lei sa, gli dei ritornano. Guardi il vec­chio Ermes-Mercurio: oggi go­verna la Borsa ed è sovrano del­la Rete. Fa tutto lui: crea il mer­cato e lo butta giù». Insomma, è il solito ladro? «Si, ma non dobbiamo pensare che sia colpa sua. Siamo noi ad esserci intos­sicati, avendolo messo su un piedistallo».
E' vero che una scuola senza eros non può insegnare nulla? «In America esistono ottime scuole. Bravi insegnanti. Persone in gamba. Ma l'istruzione, dobbiamo ammet­terlo, non è il punto forte degli Stati Uniti. Nella mentalità americana conta solo il ri­sultato. Basta vedere il nostro presidente. Non si può certo definirlo un uomo colto, dispone di un linguaggio appena sufficien­te. Ma ha successo». Lei quindi la pensa come Norman Mailer che, durante la cam­pagna elettorale per la conquista della Ca­sa Bianca, definì George Bush junior «un utile idiota»? «In effetti - conclude ridendo James Hillman - sono d'accordo solo con metà di questa dichiarazione: non credo che sia utile».
[da Il Giornale, 20 ottobre 2001]

Inviato da giuseppe genna , Giovedì 10 Luglio 2003
Ricerca
Download
Cerca qualunque contenuto archiviato in Società delle Menti.
  
È possibile diffondere liberamente i contenuti di questa rubrica utilizzando i seguenti collegamenti:

XML RSS 0.91

XML RSS 1.0
   
Pubblicità su questo sito
(c) Clarence S.r.l. 1996-2005 Gruppo Dada S.p.A.
Clarence non è collegata ai siti recensiti e non è responsabile per i loro contenuti.
Connettiti con Clarence