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Murakami: su 'Underground'

murakami.jpgmurakamiunderground.jpg«Ogni singola persona che quella mattina si trovava in quelle carrozze della metropolitana ha la sua faccia, la sua vita, la sua personalità, la sua famiglia. Ha le sue gioie, i suoi drammi, le sue contraddizioni, i suoi dilemmi. E una storia che è la sintesi di tutti questi fattori. Il contrario non è concepibile. Avreste potuto esserci voi, lì, avrei potuto esserci io. Provate a immaginare. È il 20 marzo del 1995, un lunedí. Una bella mattina di sole primaverile. Ieri era domenica, e domani - l'equinozio - sarà un giorno festivo. Magari potevate fare il ponte, forse avete anche pensato: "E se oggi non andassi al lavoro?" Purtroppo però, per molte ragioni, non potete concedervi questa vacanza. Per questo vi siete svegliati all'ora solita, vi siete lavati, vestiti, e siete andati alla stazione della metropolitana. Poi come sempre avete fatto la fila per salire su uno dei treni e andare in ufficio. Una mattina come tutte le altre, senza nulla di speciale. Un giorno come tanti della vostra vita. Ma degli uomini dissimulati tra la folla, con la punta degli ombrelli appositamente affilata, perforano delle sacche di plastica piene di uno strano liquido...». E' Haruki Murakami a spiegare direttamente che cosa lo ha spinto a indagare sull'attentato al Sarin che la sètta Aum Shinrikyo compì a Tokyo nel 1995. Underground uscì nel 1999 e soltanto ora viene pubblicato in Italia, da Einaudi (17.00 euro). Murakami rilasciò nel '99 un'intervista ad Asia Week, che traduciamo.
Mutsuko Murakami, corrispondente di AsiaWeek, intervista Haruki Murakami sulle motivazioni che lo hanno portato a scrivere il suo libro Underground e su quello che la sua ricerca sulla setta Aum Shinrikyo gli ha insegnato a proposito della società giapponese.

Lei e' meglio conosciuto come scrittore di romanzi di fiction. E' uno scrittore ritenuto di successo in questo genere. Che cosa l'ha spinta ad intervistare le vittime dell'attentato con il gas Sarin?

Volevo semplicemente sapere con esattezza ciò che accadde a Tokyo quella mattina. Ho avvertito il bisogno di sapere cosa accadde dalla viva voce delle vittime - intendo dai singoli individui. Per fare questo ho dovuto andare da loro direttamente e ascoltare tutti i dettagli. E' stato molto faticoso, un lavoro senza tregua. Ho speso l'80% delle mie energie su questo progetto nel 1998.

Cosa pensa della Aum Shinnkyo e le sue attività?

Il movimento è un simbolo del Giappone moderno. E' sorto in anni in cui il paese stava perdendo il suo senso dei valori. Asahara Shokou ha rappresentato un insieme di valori - non importa quanto sbagliati - ed ecco perchè molte persone hanno deciso di seguirlo. Non è tanto quello che Aum Shinrikyo ha fatto che mi spaventa. Ciò che mi preoccupa è che è abbastanza possibile che qualcosa di simile possa accadere di nuovo.

Lei sostiene in Underground che il Giappone ha bisogno di autoesaminarsi e di analizzare le reali motivazioni per cui questi attentati sono accaduti. Due anni e mezzo piu' tardi lei pensa che abbiamo imparato qualche lezione?

Tutto può essere ricondotto all'individuo ed al sistema. Chi era responsabile per l'attentato con il gas nella metropolitana - la setta Aum Shinrikyo oppure le persone che commisero il crimine? E' la stessa cosa dello stupro di Nankino? Chi lo fece? L'esercito o i singoli soldati? In definitiva, quanto sono responsabili gli individui in una società in cui essi rinunciano alle loro volontà in funzione del sistema? In Giappone gli individui non hanno trovato metodi di convivenza sufficientemente buoni. Il problema sta tutto qui.

Inviato da giuseppe genna , Giovedì 17 Luglio 2003
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