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NOVITA' DeLillo: Mao II RIGA: "Gulliver" Javier Marías: Quand'ero mortale Moody: Col pianoforte ero un disastro Doctorow: Reporting the Universe Seamus Heaney: nell'argilla della storia America Falling 2.0: Palahniuk America Falling 1.0: Eugenides La Beat Generation: incontro a Parigi Le storie di Genova Allen Ginsberg, l'uomo che urla Bevilacqua: La califfa Padre Nostro William Burroughs Gian Mario Villalta, tra poesia e prosa Jack Kerouac, l'Orfeo emerso T Cooper in Scritturapura Mendoza: Satana Moravia: Gli indifferenti Ulrich Beck: Un mondo a rischio Elmore Leonard su BlackmailMag Michel Rio, il metafisico fantasy Beppe Fenoglio Carlo Betocchi 100 Simenon di questi giorni Pivano: Joyce Carol Oates Alberto Bevilacqua: Sorrisi dal mistero Eraldo Affinati: Nove Raimo: Gli amici della Canottieri Lazio Manganelli: incontro con Nostradamus Fruttero&Lucentini: Il ritorno del cretino Gabriel García Márquez Varela: la coscienza nelle neuroscienze Philippe Forest: Il Romanzo, il reale Murakami: su 'Underground' Affinati intervista Hillman
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Sofri: DeLillo e la cultura italiana
![]() LA VOLTA CHE EBBI LO SCOOP di Luca Sofri Tre anni fa mi mandarono ventiquattr'ore a Chicago - a fare un pezzo di quelli che fanno fare agli ultimi pivelli della redazione - e cercai di approfittare di ogni minuto per andare a spasso. Faceva un freddo cane. Entrai in un Barnes & Noble, che era quasi mezzanotte, ora di chiusura, e non c'era nessuno. Doveva uscire dieci giorni dopo il nuovo libro di DeLillo, The body artist [qui la recensione di SdM, ndr], e io ne avevo appena letto nell'unica anticipazione mondiale, una recensione in esclusiva sul New York Times. Solo che mentre sto uscendo lo vedo sul banco centrale della libreria. È un libro smilzo. C'è scritto "The body artist". C'è scritto "Don DeLillo". Lo prendo e vado verso il ragazzotto che mi aspetta alla cassa per poter tirar giù la saracinesca. Gli chiedo "quando è uscito questo libro?". Lui se lo gira tra le mani e chiede a una ragazza che sta davanti a un terminale dietro di lui. Lei lo guarda, batte sui tasti e sentenzia: "dovevamo metterlo fuori la settimana prossima. Dove lo ha trovato?". Io indico il banco centrale. Il ragazzotto mi guarda, sorride, alza le spalle e dice "vabbè, lo prenda" (vabbè in inglese, siete curiosi, eh?). La ragazza va a recuperare le altre copie dal banco. E io me ne esco che ci sono meno sei gradi e sono a Chicago e ho il libro di DeLillo in mano.
Lo leggo in aereo, arrivo in Italia e chiamo uno che conosco alla cultura di un grande quotidiano. Quando mi ricapita di avere un pezzo per un grande quotidiano? Gli dico che siamo i secondi nel mondo a raccontare il nuovo-romanzo-di-delillo, se vuole. Dice che ne parla. Mi chiama due giorni dopo e mi dice che l'hanno già promesso a una delle giornaliste della cultura. Così vanno le pagine della cultura, nei giornali italiani. Così chiamo Panorama, come avrei dovuto fare subito, e loro mi trovano lo spazio per un pezzullo sbrigativo. Giusto in tempo per anticipare l'uscita. E tutto questo allora mi pareva terribilmente importante e straordinario. DeLillo: The Body Artist di Luca Sofri Spiazzare l'attesa. La strategia concepita da Don DeLillo per confrontarsi con gli spalti gremiti di occhi sulla sua prossima mossa, a quattro anni di distanza dal suo ingombrante Underworld non è nuova nella musica rock è stata appena attuata dai pluridecorati Radiohead ma richiede sempre un bel coraggio. Fare altro, cambiare strada, scartare di lato: è questo che risalta di più nel confronto tra The Body Artist (che Simon and Schuster pubblicherà negli Stati Uniti la settimana prossima) e il precedente epico tomo del romanziere americano.DeLillo, cinquantotto anni e dodici romanzi , aveva ottenuto con Underworld un consenso di pubblico e di critica, come si dice, praticamente unanime, guadagnando finalmente le classifiche di vendita e i lettori che meritavano anche i suoi libri precedenti, a partire da Rumore Bianco e Libra (tutti ristampati da Einaudi, in Italia). La sua eccellenza nel descrivere personaggi, storia e scene dell'America dello scorso secolo si concretizza in dialoghi formidabili e più-veri-della-vita, ritratti perfetti e grandi disegni che fanno sentire il lettore dentro un film più che in un libro: sono memorabili la colonna di Volvo che apre Rumore Bianco e la partita di baseball di cui par di sentire tutti i suoni e rumori, all'inizio di Underword. Realismo e sarcasmo si mescolano in una forma vivacissima che ha il suo contraltare formale nell'America di Philip Roth e della sua recente trilogia. Per questo è spiazzante ed ardita la scelta di The Body Artist, a cominciare dalla sua snellezza. 124 pagine - contro le 827 di Underworld - di una storia intima, evanescente, inafferrabile come le cose di cui parla, e che potrebbe apparire deludente per i fans con l'acquolina in bocca, se non fosse per la bravura dell'autore. Il racconto si apre in una casa del Maine con una conversazione mattutina, davanti alla colazione, di una coppia di artisti, regista lui e attrice corporea lei, assolutamente frammentaria e dissennata, che si trascina per un intero capitolo senza rivelare apparentemente altro che una comunicazione sbadata e un rapporto intricato. Come accadrà per tutto il libro, le battute vengono ripetute, o contraddette, non comprese, perse nel niente, le azioni più elementari rinnovate, le cose fatte e non fatte. Subito dopo una cronaca giornalistica ci mette di fronte al suicidio di lui, a New York, nella casa della ex moglie. Nelle pagine che seguono assistiamo al faticoso confronto di lei con la morte del marito, dapprima sola nella casa del Maine e poi in compagnia di un misterioso personaggio tra l'alieno e l'autistico, emerso da chissà dove e in grado di ripetere e indossare conversazioni tra i due coniugi, ascoltate (o forse prefigurate?) non si sa quando. La storia in parte si svela progressivamente, ma mantiene per tutto il suo corso una imprendibile ambiguità tra quel che è e quel che non è, o appare o viene frainteso. "Tutto avviene intono alla parola sembra" dice lo stesso narratore di un quadro momentaneo. Lauren, la protagonista, vede un uomo per strada di cui immagina e ricostruisce con certezza la vita, i problemi, il carattere, prima di accorgersi che si tratta di un secchio di vernice appoggiato su un accrocchio di sedie e tavole. Concentra se stessa nel'ascolto delle voci alienate di segreterie telefoniche o osservando all'infinito su un sito internet la webcam che mostra un tratto autostradale a Kotka, in Finlandia. I corpi si modificano, non si riconoscono, e le stesse parole sono spesso smontate e rese incerte, o inutili ("salì le scale facendo il rumore che fa una persona che sale le scale", "il nome del chiaro di luna è chiaro di luna"). Ad un tratto Lauren ritrova il marito nella casa, ed è di nuovo la mattina del primo capitolo, e vuole distruggere le chiavi della macchina perché lui non se ne vada a uccidersi, ma anche questa è un'illusione. The Body Artist parla delle incertezze di tempo e realtà, e di persone senza identità, o che ne hanno molte. E i frammenti e le lentezze che DeLillo mescola sono ripresi nello spettacolo che l'attrice porterà in scena, in cui gli spettatori annoiati vanno via prima della fine: "So che ci sono persone che pensano che il lavoro sia lento e ripetitivo, e che non succeda niente", dice Lauren, "Ma forse succedono troppe cose, invece, e dovrebbe essere ancora più lento, più rarefatto, e più lungo di così". Inviato da giuseppe genna , Giovedì 17 Luglio 2003
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