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Mendoza: Satana
di Francesco De Filippo
![]() «Bogotà, Città del Messico ed altre metropoli dell’ America Latina sono il futuro; Parigi e New York, che nel XIX e XX secolo erano città modello per il pianeta, finiranno per somigliare sempre di più a queste megalopoli». È il futuro come lo vede il colombiano Mario Mendoza, il cui libro Satana è uscito in Italia edito da Einaudi, il primo nel nostro Paese. Mendoza, 39 anni, conoscitore dell’ Europa e degli Stati Uniti, è per un breve soggiorno in Italia, dove era già stato una quindicina di anni fa. «Città del Messico e Bogotà - prosegue - riflettono il caos e l’ entropia; le società avanzate sono un falso: nel mondo occidentale sono tantissimi gli esempi di ragazzini che si armano e fanno stragi nelle scuole. Questo è un termometro del caos». C’è anche un altro germe nel cosiddetto primo mondo: «È la presenza del quarto mondo, gli immigrati, realtà sempre più terribile e tragica».Nato a Bogotà, Mendoza è molto sensibile al disagio sociale e civile. Da questo stimolo è nato Satana, un romanzo di 230 pagine in cui realtà e fantasia si intrecciano in episodi che si alternano: ragazze povere e belle che per salvarsi passano alla criminalità, ex guerriglieri reclutati dalla Cia che impazziscono e compiono stragi, preti generosi e attenti che finalmente decidono di svestirsi della tonaca per concedersi senza colpa alla carne, bambine possedute dal demone. E sopra e intorno a queste laceranti e domestiche vicende, c’è Legione, come lo chiama Marco nel Nuovo Testamento, Satana.
«Verità e verosimiglianza è quello che cerco - spiega Mendoza - come scrittore mi interessa la fantasia, che è intrecciata con la realtà dei fatti e fa da scenografia sulla storia del libro». Quali sono le caratteristiche di questo Satana? «È antropomorfo, autoprodotto - spiega lo scrittore - è l’ istupidimento da zapping che genera mancanza di desiderio e quindi odio che, con la sua logica virale, si sta espandendo e distrugge le società». Mendoza lo definisce "violenza transpolitica": «Esiste una violenza politica, che è costituita da gruppi di potere esterni al sistema che tramano per danneggiare quello e prenderne il posto; in Colombia sono il Cartello di Medellin, i paramilitari, i guerriglieri. Esiste poi una violenza transpolitica, generata dal gruppo sociale al suo interno. Mi viene in mente una coppia di nonni francesi che viveva a Bogotà e che per solitudine rompeva elettrodomestici per avere una scusa per chiamare un tecnico e scambiare qualche parola. Sono tanti anche coloro che si impiccano, che si uccidono con i barbiturici. Questo è peggio di Medellin». Non c’è redenzione? «Credo che questo sia il male contemporaneo, ci stiamo avviando ad una violenza sempre maggiore di questo tipo, dalla quale non c’è redenzione. La Colombia è nota per la violenza politica, sorprende che uno scrittore parli invece in un romanzo di questo altro tipo; era quello che volevo». Satana si rifà ad una visione teologica del male come parte stessa di Dio, come nasce? «È una visione antica: Zoroastro, le frange religiose e le credenze non ufficiali, le sette, Abraxas. A me, però, interessa una riflessione sul male come dinamica sociale, come riflesso di una conurbazione urbana e prodotto dal comportamento dei cittadini». Qual è il suo rapporto con uno scrittore ingombrante come Marquez? «Io faccio parte della generazione dei nipotini, quindi è buono, sono stati i figli a non avere con lui un buon rapporto, come sempre accade tra le generazioni». da Il Giornale di Vicenza, 16 luglio 2003 Inviato da giuseppe genna , Venerdì 18 Luglio 2003
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