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Allen Ginsberg, l'uomo che urla

ginsbergapp1.jpgdi Fernanda Pivano
Allen Ginsberg nacque nel 1926 a Newark, New Jersey da un poeta professore di liceo e da una comunista russa. A sette anni vide impazzire sua madre e l'accompagnò in una casa di salute, a dieci aiutò una zia a raccogliere fondi per la guerra antifranchista. Frequentò il liceo a Paterson, New Jersey fino a diciassette anni; lesse Poe, Shelley, Dostoevskij. Si iscrisse alla Columbia University dove conobbe Jack Kerouac, col quale andò a vivere in una specie di comunità urbana nell'appartamento dove abitava William Burroughs con la moglie.
ginsbergapp2.jpgA diciannove anni conobbe Neal Cassady, venne espulso dall'università e si arruolò nella marina mercantile; a venti andò con Cassady e Kerouac a Denver e poi nel Texas a visitare la fattoria di Burroughs. A ventun anni venne riammesso all'università, a ventidue ebbe le visioni di cui parla nelle poesie e udì la voce di Blake, a ventitre venne di nuovo espulso dall'università e ricoverato per otto mesi (come alternativa a un'eventuale detenzione per «favoreggiamento») nell'ospedale psichiatrico di Bellevue, a New York, dove lesse Artaud e conobbe Carl Solomon.
A ventiquattro visse, tra un viaggio e l'altro in Mexico (nello Yucatan e nel Chiapas) e cominciò a studiare le filosofie orientali sui testi di Suzuki (era il 1953), a ventotto conobbe Peter Orlovsky e si stabilì a San Francisco con Neal Cassady, a ventinove, vivendo con la sovvenzione dei disoccupati, scrisse Urlo e, poco dopo la morte della madre, organizzò a San Francisco il famoso reading del 1955 al quale parteciparono Philip Whalen, Michael McClure, Gary Snyder, Philip Lamantia e che segnò l'inizio della rinascenza poetica di San Francisco. Dopo un secondo reading che attirò l'opinione pubblica sul dissenso cosiddetto beat andò in Mexico e poi a New York; di qui partì per una traversata artica e andò a Tangeri a trovare Burroughs.
A trentun anni, mentre si trovava a Venezia, ebbe notizia del processo seguito al sequestro di Urlo, a trentadue andò in Inghilterra e poi a Parigi dove rimase otto mesi, a trentacinque trascorse sei mesi in Sud America e andò in Amazzonia a fare esperimenti con le droghe telepatiche, a trentasei andò in India e vi rimase un anno e mezzo: ritornò in America, via Canada, nel 1963; dopo esser stato in Nepal, in Cambogia, in Vietnam e in Giappone.
Questa "biografia" si ferma di proposito al ritorno di Ginsberg in America dopo il suo primo viaggio in India perché è più o meno allora che il suo dissenso passò dalla fase dimostrativa basata su un «modo di vita» a una fase pubblica, articolandosi nella denuncia non tanto di un particolare partito o sistema politico ma in generale della burocrazia politica che non consente un contatto diretto tra i capi dei vari partiti e i milioni di persone che devono seguirne più o meno passivamente le decisioni.
ginsbergapp2b.jpgQuando arrivò dall'India anche la sua apparenza era un po' cambiata. Negli anni dell'università, quando visse con Jack Kerouac e William Burroughs e poi attraversò l'America con Neal Cassady e Jack Kerouac, l'anticonformismo del suo aspetto esteriore non andava al di là della Resistenza al Consumo sulla quale si basava appunto la più appariscente forma del dissenso di quegli anni: in un momento in cui pareva che il neo-materialismo dilagante avesse fatto del denaro una religione, dell'igiene un Dio, dell'anonimità aziendale una legge e della tecnocrazia un destino inevitabile, era un gesto profondamente contestatario respingere denaro, igiene, anonimità e tecnocrazia.
I blue jeans sbiaditi, i sandali e le scarpe da tennis, le giacche a vento portate estate e inverno crearono in quegli anni della ripresa economica e del dopoguerra - a base di pellicce di visone e perle coltivate, di impieghi a otto ore al giorno e assicurazioni sulla vecchiaia, di obbligatorie docce serali e levatacce alle cinque del mattino per il commuting quotidiano in città - uno shock che creò una presa di coscienza almeno altrettanto importante di quella creata un decennio dopo dagli abbigliamenti basati sulla creatività e la fantasia cosiddetti hippie. In quegli anni Ginsberg aveva i capelli corti e il viso asciutto, il sorriso pronto e un magnetismo che era sempre il protagonista delle descrizioni di biografi e intervistatori.
Quando lo conobbi io, già sulla trentina, aveva ancora più o meno questo aspetto, ma era già calato in un'atmosfera di pazienza, di sopportazione, di accettazione che aveva cancellato come obsoleti e privi di senso i termini tradizionali della vittoria e della sconfitta.
(...) Fu in India che Ginsberg cambiò aspetto, quando visse fra i sapienti e i santoni e si lasciò crescere i capelli fino alle spalle e la barba fin dove voleva arrivare, più che altro per non compiere un atto di violenza tagliandoli contro natura e contro ragione; così girò per l'India, ornato della collana shivaita degli iniziati e così tornò in America nel 1963".
(da Beat Hippie Yippie, Roma, Arcana, 1972)

Ginsberg: la Beat Generation
di Allen Ginsberg

L'espressione Beat generation nacque durante una conversazione tra Jack Kerouac e John Clellon Holmes nel 1948. Stavano discutendo la natura delle generazioni e ricordavano il fascino della Lost generation, e Kerouac disse: "Ah, questa qui non è che una Beat generation". Si chiesero se la si potesse dire una "generazione trovata" (come a volte la chiamava Kerouac), una "generazione angelica", o attribuirle qualche altro epiteto. Ma Kerouac si sbarazzò d'un tratto della questione dicendo Beat generation - non intendendo con ciò darle un nome, ma lasciarla innominata.
Il famoso articolo di John Clellon Holmes uscito sul "New York Times Magazine" verso la fine del 1952 recava come titolo This is the Beat generation. Titolo che si impose all'attenzione del pubblico. Poi Kerouac pubblicò anonimo un frammento di On the Road intitolandolo Jazz dells Beat generation, e questo rafforzò l'espressione curiosamente poetica. Così è la storia originaria del termine.
Herbert Huncke, autore di The Evening Sun Turned Crimson (Sole della sera fatto cremisi) e amico di Kerouac, Burroughs e altri di quella cerchia letteraria degli anni '40 , introdusse tutti loro a quello che allora era noto come "linguaggio hip". In quel contesto, la parola beat è un termine carnevalesco, "sotterraneo"(sottoculturale) - un termine molto usato allora in Times Square: Man, I’m beat, voleva dire senza soldi, senza un posto dove stare.
ginsbergapp3.jpgPoteva anche riferirsi a coloro "che camminavano tutta la notte con scarpe piene di sangue sulle rive nevose dei docks aspettando che una porta nell'East River si apra su una stanza piena di vapore di caldo e di oppio" (Urlo). Oppure si usava la parola in conversazioni come "Ti andrebbe di andare al Bronx Zoo?" "Nah, man I'm too beat, I was up all night" (No bello, sono a pezzi, sono stato su tutta la notte). L'uso originario del linguaggio di strada significava quindi esausto, che ha troccato il fondo del mondo, e da lì guarda fuori o in alto, insonne, con gli occhi ben aperti, percettivo, respinto dalla società, che non ha nessuno su cui contare , conoscitore della vita di strada. O, altro significato un tempo implicito, beat voleva dire finito, compiuto,nella notte buia dell'anima o nella nebbia del non sapere. Poteva voler dire aperto, nel senso whitmaniano di "apertura", equivalente a umiltà. In molti ambienti, beat era quindi interpretato col senso di svuotato, esausto, e al tempo stesso aperto e ricettivo alla visione.
Un terzo significato di beat, come in beatifico, fu formulato in pubblico da Kerouac nel 1959, per contrastare l'abuso del termine nei media dove veniva interpretato come "battuto, finito", un "perdente", senza includere l'aspetto ndi umile intelligenza, o di beat come nelle frasi the beat of drums (il battito dei tamburi) e the beat goes on (il ritmo tiene)- tutti in qualche misura errori di interpretazione o di etimologia. Kerouac(in varie interviste e conferenze) cercò di indicare il senso corretto della parola sottolineandone il nesso con parole come "beatitudine" e "beatifico" - la necessaria beatness o oscurità che precede l'aprirsi alla luce, al superamento dell'io, al dare spazio all'illuminazione religiosa.
Un quarto significato che si è accumulato attorno alla parola si ritrova nell'espressione "il movimento letterario della Beat generation". Essa si riferiva a un gruppo di amici che avevano lavorato assieme a poesia, prosa e coscienza culturale a partire dalla metà degli anni '40, sinché il termine, alla fine degli anni '50, raggiunse una popolarità nazionale.
Il gruppo era costituito da Kerouac, Neal Cassady (prototipo dell'eroe di On the road di Kerouac), William Burroughs, Herbert Huncke, John Clellon Holmes (autore di Go!, The Horn e altri libri), e da me. Nel 1948 incontrammo Carl Salomon e Philip Lamantia, nel 1950 ci raggiunse Gregory Corso; al 1954 risale il primo incontro con Lawrence Ferlinghetti e Peter Orlovsky.
ginsbergapp4.jpgCon la metà degli anni '50, a questo piccolo gruppo iniziale - per naturale affinità di modi di pensiero, di stile letterario, o di prospettiva planetaria - si aggiunsero, arricchendolo in amicizia e attività letteraria, alcuni scrittori di San Francisco, Michael McClure, Gary Snyder, Philip Whalen, e, nel 1958, alcuni altri poeti meno noti ma di valore come Bob Kaufman, Jack Micheline e Ray Bremser, e il poeta nero LeRoy Jones, assai più noto. Tutti noi, prima o poi, accettammo il termine "beat", con ironia o seriamente, sembrandoci congeniale, e nel 1959 fummo inclusi dalla rivista LIFE in un servizio speciale di Paul O'Neil su costumi, morale e letteratura beat, e sul "New York Post" in una serie in dodici puntate intitolata The Beat Generation del giornalista Alfred Aronowitz.
Alla metà degli anni '50 si venne a creare un sentimento di fiducia e interessi reciproci con Frank O'Hara e Kenneth Koch, e anche con Robert Creely e altri ex allievi del Black Mountain College nel North Carolina. Nella nostra cerchia letteraria, Kerouac, Whalen, Snyder, i poeti Lew Welch, Diane Di Prima, Joanne Kyger e Orlovsky, oltre a me e ad altri, si interessavano di meditazione e buddismo. (Una discussione del rapporto tra buddismo e beat generation si può trovare in una rassegna storica dell'evoluzione del buddismo in America, How the Swans Came to the Lake, di Rick fields).
Il quinto significato dell'espressione Beat generation si riferisce alla più ampia influenza che ebbe l'attività letteraria e artistica di poeti, cineasti, pittori, scrittori e romanzieri che lavoravano a concerti, antologie, nell'editoria, nel cinema indipendente e in altri media. Questi gruppi diedero nuova freschezza alla già antica tradizione culturale "bohemian" in America. Tra le principali figure interattive c'erano: nel cinema e nella fotografia, Robert Frank e Alfred Leslie; nella musica, David Amran; nella pittura, Larry Rivers; nella poesia e nell'editoria, Cid Corman, Jonathan Williams, Don Allen, Barney Rosset, Lawrence Ferlinghetti. Quest'energia ricadde sul movimento giovanile dell'epoca, che stava crescendo, e venne assorbita dalla cultura di massa e della classe media alla fine degli anni '50 e agli inizi degli anni '60.
Alcuni ideali essenziali del movimento artistico originario si possono ritrovare chiaramente negli scritti di questi poeti, e, decennio dopo decennio, l'interesse intergenerazionale ha continuato a concentrarsi su un certo numero di temi coerenti che potrebbero essere riassunti come segue: un interesse per l'indagine della natura della coscienza, che ha condotto alla conoscenza del pensiero orientale, alla pratica della meditazione, all'arte come manifestazione dell'esplorazione della struttura della coscienza, e, come conseguenza alla liberazione spirituale. Da ciò ci si è mossi per arrivare alla liberazione sessuale, in particolare alla liberazione gay, che storicamente ha svolto un ruolo di catalizzatore per i movimenti di liberazione delle donne e dei neri. ginsbergapp5.jpgDall'esplorazione della struttura della coscienza si è sviluppata una concezione tollerante non teistica, quindi un antifascismo cosmico, un atteggiamento pacifico non violento in politica, il multiculturalismo, l'assorbimento della cultura nera nella letteratura e nella musica della tendenze più avanzate,come, per far degli esempi, la spontanea "prosodia bop" di Kerouac, o le bizzarre identità del gruppo di poeti che saranno poi chiamati Beat generation: Burroughs, bianco protestante; Kerouac, indiano americano e bretone; Corso, italiano cattolico; Orlovsky, bielorusso; Gary Snyder, scoto-tedesco; Lawrence Ferlinghetti, italiano, continentale, educato alla Sorbona; Philip Lamantia, italiano surrealista autentico; Michael McClure, americano Midwest e scozzese; Bob Kaufman, afro-americano surrealista; LeRoy Jones, Nero Potente, tra gli altri. L'arte è concepita come pratica sacra, con un atteggiamento sacramentale verso ciascuno di noi in quanto personaggi. Il tono di schiettezza emerge con buon umore e con una disinvolta franchezza spontanea, l'immediatezza non premeditata nella vita e nell'arte, la fine della segretezza e della paranoia che sottende tutta la politica sessuale maschilista e la chiacchiera demagogica su su fino a CIA-KGB e alle macchinazioni nucleari. Si è poi andata accrescendo la consapevolezza che siamo in grado di distruggere la residenza umana sul pianeta se non fidiamo nella nostra miglior natura e non la esercitiamo, e con ciò giunge a termine il mito ottocentesco marxista-capitalista del progresso con le rivalità espansioniste imperialiste che implica.
Il nostro interesse per le sostanze psichedeliche come strumenti educativi, in particolare marijuana, funghi e LSD, ha condotto a un atteggiamento più realistico verso la legislazione sulla droga, portando a riconoscere che il tabacco e l'alcool sono più distruttivi per l'organismo di tutte le droghe eccetto la cocaina. Il problema dell'ero dovrebbe quindi essere decriminalizzato e medicalizzato, e la canapa, per ora un problema, dovrebbe essere trasformato in una risorsa economica per l'agricoltura a base familiare, contribuendo così al ripopolamento della campagna, e alla produzione di beni derivati da colture rinnovabili (tessuti, corde, e altro) come alternativa alla coscienza plastificata.
E infine, la rivalutazione dell'eros, l'atteggiamento sacramentale verso la gioia sessuale. Questi sono i temi principali che hanno intessuto tutta l'arte e la poesia e la prosa degli scrittori che ho menzionato, sin dagli inizi degli anni '40, e che attraverso le letture pubbliche di poesia alla metà degli anni '50 sono emersi alla superficie raggiungendo la coscienza comune. Molti di questi valori sono entrati nel pensiero diffuso accettato - per esempio, ecologia,fumar erba, liberazione gay, multiculturalismo -ma non hanno trovato alcuna applicazione nel comportamento del governo, per cui ora abbiamo più persone in prigione o sotto sorveglianza governativa di qualsiasi paese d'occidente e d'oriente.
Questa visione del mondo tollerante, da Beat generation o da "anni '60", ha provocato in una destra intossicata una reazione di "negazione" (come si dice nel linguaggio di Alcolisti Anonimi) della realtà e ne ha rafforzatola codipendenza da leggi repressive, stato di polizia incipiente, uso della pena di morte a fini demagogici, demagogia sessuale, censura dell'arte, ira di televangelisti monoteisti fondamentalisti circa-fascisti, razzismo e omofobia. Questa controreazione sembra una conseguenza dell'aggravarsi del divario tra classi ricche e classi povere, della crescita di una vasta sottoclasse umiliata, dell'aumento di potere e lusso per i ricchi che controllano la politica e per i loro maggiordomi nei media.
Prescrizione: più arte, meditazione, stili di vita di relativa penuria, evitare il consumo vistoso che sta portando a estinzione il pianeta.
ginsbergapp6.jpgCredo che le generazioni più giovani siano state attratte dall'esuberanza, dall'ottimismo libertario, dallo humor erotico, dalla franchezza, energia continua, invenzione e amicizia collaborativa di quei poeti e cantanti da Burroughs a Bob Dylan sino ai giovani Beck o Geoffrey Manaugh. Avevamo un gran lavoro da fare, e lo facciamo, cercando di salvare e guarire lo spirito dell'America.
(dalla premessa a The Beat book 1996)

INTERVISTA AD ALLEN GINSBERG
Pensieri raccolti da Pierre Joris, per la rivista Actuel, nel 1971

Che cosa significa essere un poeta in America oggi?

ginsbergapp7.jpgNel momento in cui la stessa esistenza del pianeta è in pericolo, il ruolo di un poeta o della poesia possono sembrare ridicoli. Il movimento è la cresta di un'onda piu profonda, l'apparizione di una coscienza piu larga, una coscienza piu biologica che politica. Una nuova percezione del politico, appare piu lentamente, indissociabile dall'ecologia. La percezione ideologica del politico, il marxismo, non offre piu alternative di quante ne offra il capitalismo di fronte al disastro biologico che ci minaccia. Cio detto, dato che i poeti amano correre nei boschi e rotolarsi nell'erba, è normale che siano i primi a sentirsi coinvolti dalla violenza sulla natura ricoperta di escrementi di robot.

Hai abbastanza tempo per scrivere?

No, veramente no. La mia poesia è mutilata. Mi occorrerebbero molti mesi di calma e di solitudine quel che non mi succede da molto tempo. Accarezzo un vecchio sogno buddista: fare dei ritiri di mille giorni. Tre anni senza rispondere alle lettere nè ai colpi di telefono. Un giorno, presto o tardi, riusciro a farlo. Potrò infine scrivere un lungo poema, due o tre giorni di scrittura continua senza nulla che mi interrompa... Non posso farlo attualmente: scrivo delle poesie corte: sarebbe miserabile abbandonare e consacrarmi alla scrittura-meditazione nel momento in cui lo stato poliziesco minaccia. Non posso far nulla per salvarmi. Si salvi chi puo! C'è troppo da fare. Man mano che si moltiplicano i corpi, si costata una assenza crescente di anima negli individui. Dei milioni di cadaveri sulla quarantaduesima strada, delle bambole di cera a Park Avenue.

Ma prima di interessarti all'ecologia, riconoscevi l'estensione di questa malattia dell'uomo?

Molto confusamente. Sapevo che il desiderio era frustrato, che l'immagine dell'uomo era rinnegata dall'uomo stesso. E la conseguenza di questo rifiuto del senso era la distruzione della natura e degli esseri. Io mi sono reso conto che era ancor peggio. Ci son voluti miliardi di anni perchè enormi equilibri naturali si stabilissero tra l'uccello, l'insetto, la pianta, l'uomo, le nuvole, il fiume, il mare. Colpire uno di questi equilibri lacera l'insieme, come quando si strappa uno dei fili della rete del ragno. Per me, questo proviene da un mostruoso egotismo. Gli uomini pensano di poter controllare tutto e vogliono pianificare la natura, senza neppure farlo con l'eleganza dei principi, ma da dittatori. Rompono con tutte le loro radici naturali. Questo isolamento rende la gente pazza senza neppure che se ne rendano conto. La schizofrenia proviene da un disequilibrio chimico del corpo che provoca dei disordini della percezione e dei turbamenti del linguaggio e del pensiero. Ebbene, il corpo dello stato è avvelenato e questo provoca delle paranoie e delle schizofrenie. Le si proietta all'esterno e le si imputa a dei virus gialli ed asiatici: in realta noi abbiamo prodotto i nostri virus da soli.

Come vedi l'avvenire?
Coi capelli lunghi, è importante, il segno di un risveglio, una rivoluzione del corpo. Hashish o acido, la coscienza si allarga come la fusoliera che si alza nell'aria. L'universo è una fusoliera. Evocavo ieri sera la possibilità di una catastrofe ecologica. Un amico mi ha risposto: da un punto di vista buddista questo non cambia niente.

Il tuo amico Gary Snyder tuttavia è buddista e militante insieme...

Gary termina sempre i suoi manifesti con una formula di questo tipo: "in tutti i casi, questo non ha alcuna importanza". L'apocalisse non è che una piccola questione. Dice anche: "fin quando un solo barbone non avra dove dormire, io presto giuramento di fornirgli un letto". Bisogna continuare ad agitarsi, a militare. Il buddismo può incontrarsi con il progressismo. Gli esseri viventi sono innumerevoli, io faccio voto di salvarli tutti. Calmare le sofferenze degli uomini cominciando con le proprie. Io soffro ancora di una folla di attaccamenti, soprattutto di tipo sessuale, di desideri, di solitudini.

Questo ti dà fastidio?

Talvolta, mi metto a piangere da solo, per conto mio, e mi masturbo, io non sono un fiore, sai, sono solo un cadavere che si masturba.

In un certo periodo volevi avere un figlio.

ginsbergapp8.jpgNon proprio. Era una esagerazione, il riflesso di una fantasia borghese del New Jersey. In India ho incontrato Citaram Onkar Das Thakur, un guru vaishnavite dei piu tradizionali. Lui diceva: "rinuncia al desiderio di avere dei figli". La parola desiderio è essenziale. Non ha detto: "rinuncia al bambino, ma "rinuncia al desiderio". Adesso, ho paura. Finisco la mia vita in un mondo assassino popolato di suicidi, di lupi che si sgozzano l'un l'altro. La civilizzazione che crolla è la trappola che si richiude su di noi. La terra si restringe, e noi con essa. Le città sono condannate dalla loro stessa natura di città. E noi, con l'età, viviamo con più angosce. La vita diviene in se stessa psichedelica.

Perchè continui a scrivere?

E' una forma di meditazione. Scopro il mio pensiero latente, l'articolo verso l'esterno. E' anche una certa forma di solitudine, ed io voglio comunicarla, che gli altri possano toccarla, toccarmi, e che io possa toccare la gente. Una superstizione. Come era bello Rimbaud. Il vecchio romanticismo, la gloria letteraria del poeta, il mondo di Shelley, di Whitman, quello di Hakui, Han Shan issa, Buddha, Sayaka Lama, Milarepa, Shankara e William Blake. E' la sola cosa che io sappia fare, il mezzo sociale più facile che io conosca per guadagnarmi la vita. Parallelamente od all'interno dei media, il bardo è un agente correttore dell'allucinazione delle masse. La poesia trasmette personalmente le informazioni reali. Tu le vedi e le senti alle fonti non censurate del subconscio. L'allucinazione dei media è al contrario una realtà censurata. La poesia rompe questa ripartizione meccanica, funzione essenziale come provano oggi i poeti russi. E' ugualmente legata al ritmo del corpo, una via verso l'estasi, coscienza visionaria. Ecco dunque il mio sadhana, il mio yoga, la mia vita. Ho amato Kerouac, Burroughs... talvolta dimentico che Kerouac è morto, rido all'idea delle sue reazioni davanti ad una frase che scrivo e che mi diverte. E poi: non c'è nessuno per vederla, ed allora, per chi scrivere? Pensavo a Pound la notte scorsa: tutti i suoi amici sono morti. Scriveva, immaginava le reazioni di Eliot, di Zukofski, di Brancusi e di Bunting. Sono sicuro che quando Pound scrive e trova il simbolo poetico esatto, una scintilla di piacere attraverso il suo spirito all'idea che Bunting riconoscerà ed approverà la sua parola. Un uomo come Pound ha visto attraverso gli occhi dei suoi amici, ha pensato con la loro mente. Allo stesso modo io penso con lo spirito di Kerouac, spesso con quello di Burroughs, di Gregory Corso, Peter Orlovski o Gary Snyder, o quello di mio padre, anche con quello di un tipo con cui vorrei andare a letto. Scrivo per dire quel che io potevo dire quando io ero ancora in vita.

Ginsberg: Urlo
di Allen Ginsberg

ginsbergapp9.jpgHo visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude
strascicarsi per strade negre all'alba di una pera di furia
hipster testadangelo bramare l'antico spaccia paradisiaco che connette alla dinamo stellare nel meccanismo della notte,
..che mangiavan fuoco in hotel ridipinti o bevevan trementina in Paradise Alley, morte, o si purgatoriavano il torace notte dopo notte con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine,
...che vagavan su e giù a mezzanotte per depositi ferroviari chidendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
...che trombavano in limousine col cinese di Oklahoma su impulso di invernal mezzonotturna illampionata pioggia di provincia,
che ciondolavano affamati e soli per Houston cercando jazz o sesso o zuppa, e seguivan quel brillante spagnolo per coversar d'America e d'Eternità, tempo sprecato, e poi via per nave in Africa,
...che crollavano in pianto in bianche palestre nudi e tremanti davanti al macchinismo di altri scheletri,
che mordevano sul collo ipoliziotti e poi gridolini di piacere una volta in macchina per non aver commesso ltro crimine che la prpria ganza pederastia e intossicazione,
che urlavano in ginocchio nella metro e li trascinavan giù dal tetto sventaglianti genitali e manoscritti,
che se facevan dare in culo da pii motociclisti e strillavan di gioia,
che facevan pompe a ed eran pompati da quei serafini umani, i marinai, carezze d'Atlantico e d'amor caraibico,
che mattino e sera scopazzavan tra roseti ed erba di parchi pubblici e cimiteri spargendo seme liberamente in chiunque si trovasse a passare,che tutti una risatina singhiozzante finivan poi in un gemito dietro un tramezzo di bagno turco quando l'angelo biondo e nudo veniva a trapassarli con la spada,
che perdevan ragazzi amore tolti loro dalle tre megere del fato la megera guercia del dollaro eterosessuale la megera guercia che ci strizza l'occhio dall'utero e la megera guercia che sta lì seduta sul culo pronta a tranciare gli intellettuali fili d'oro del telaio artigiano....

Inviato da giuseppe genna , Mercoledì 23 Luglio 2003
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