Donald Barthelme (1931-89) è una leggenda statunitense. Si tratta di uno dei maggiori esponenti del movimento postmoderno, forse il più radicale e rigoroso a mettere su pagina le indicazioni che John Barth ha dato in The Literature of Exhaustion.
Accanto all'indistinzione tra il trash e la cultura alta (facile farlo ora su RaiDue, più difficile in pieni anni Cinquanta), Barthelme schiera, contro il fuoco di sbarramento stilistico, tematiche che lo ossessionano e che ossessionano la società contemporanea: l'inutilità del lavoro nella struttura alienante della produzione capitalistica, i vuoti e le divaricazioni che trasformano l'amore in divorzio, lo spaesamento mentale dell'artista contemporaneo.
Clamorosa la demitizzazione attuata da Barthelme su una delle mitologie più incistate nell'immaginario statunitense, l'icona disneyana di Biancaneve: l'uscita del suo Snowhite provocàò uno choc culturale.
Via via definito massimalista, minimalista, scrittore di meta-fiction, resta vero che Donald Barthelme, come ha scritto Herbert Mitgang sulla New York Book Review, "è lo scrittore più innovativo tra i nostri contemporanei".
Dei suoi lavori, soltanto due hanno visto la luce in Italia. Sono Il padre morto (Einaudi) e Atti innaturali, pratiche innominabili (Bompiani).
Come Back, Dr. Caligari, 1964. Snow White, 1967. Unspeakable Practices, Unnatural Acts, 1968. City Life, 1970. The Slightly Irregular Fire Engine, 1971. Sadness, 1972. Guilty Pleasures, 1974. The Dead Father, 1975. Amateurs, 1976. Great Days, 1979. Sixty Stories, 1981. Overnight to Many Distant Cities, 1983. Great Days, 1983. Paradise, 1986. Sam's Bar, 1987. Forty Stories, 1987. The King, 1990.
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