Clarence - Cultura e Spettacolo
Clarence
SOCIETÀ DELLE MENTI
Homepage Free Internet Chat Forum Oroscopo Cartoline Clarendario Net to Be superEva superEva
SMS gratis Cerca Messenger Mail Games Links Meteo Free Blog B.I.G.
Sei qui:   Homepage > Cultura e Spettacolo > Società delle Menti > Su Pincio > Il Corriere
  SU PINCIO: IL PEZZO DEL CORRIERE
dal Corriere della sera, 18 aprile 2002

L'ultimo romanzo del «giovane» Pincio divide gli intellettuali della generazione emergente. E suscita la discussione su un mestiere messo in crisi dal mercato e dal tramonto delle ambizioni di «oggettività»

NUOVI CRITICI Basta con le recensioni paludate
di PAOLO DI STEFANO

«Un fumettone esistenzialista, con scarsi eventi, qualche Arghhh! gratuito e disperatissimo e molti mumble-mumble». È quel che pensa Bruno Pischedda a proposito del nuovo romanzo di Tommaso Pincio, Un amore dell'altro mondo (Einaudi Stile libero). Un libro che è riuscito a dividere la critica dei trenta-quarantenni, schierata tra entusiasti incondizionati e stroncatori impietosi, come forse non succedeva da tempo. Senza via di mezzo, o quasi. Sentite Gabriele Pedullà, ventinovenne studioso cinquecentista, allievo di Ferroni e autore di un recente saggio su Fenoglio: «Quello di Pincio è un libro importante, struggente senza essere consolatorio, un grande romanzo d'amore, ma anche una straordinaria costruzione intellettuale». E sentite Filippo La Porta, autore di una rassegna sulla «nuova narrativa italiana», oltre che critico militante tra i più ascoltati: «Pincio si rivolge alla middle class aggiornata con le mode e ripiena dell'immaginario dell'epoca, non inventa personaggi mitici, ma personaggi che già stanno dentro il mito. Per questo, non riesce a farci amare le sue storie». Chi è Pincio già lo sanno in molti visto che, al contrario dello scrittore che ispira il suo pseudonimo (l'americano «invisibile» Thomas Pynchon), non ha certo scelto la marginalità come disciplina esistenziale. Pincio ha 39 anni ed è al suo terzo romanzo. Capolavoro o «fumettone» che sia, Un amore dell'altro mondo ha attratto l'attenzione dei lettori grazie alla conclamata presenza, nella storia, di un personaggio-icona come il leader dei Nirvana, Kurt Cobain. Ma i fautori del libro escludono che sia un modo per stabilire facili complicità generazionali. Tra questi, Andrea Cortellessa, 34 anni, studioso di Gadda, il quale ha «accompagnato» l'esordio di Pincio, l'ha seguito e l'ha consigliato, come facevano un tempo i critici con gli scrittori coetanei che stimavano. Dice Cortellessa: «L'argomento emotivo, spirituale e sentimentale del libro è l'assenza, che viene tematizzata sul piano stilistico». E a chi rimprovera a Pincio una carenza di personalità stilistica, replica: «La sua è una lingua che si cancella, che cancella la tradizione italiana, una lingua vuota, bianca, antiespressiva, molto coerente con il contenuto». Ma il caso Pincio apre soprattutto una questione che sembrava sepolta dagli anni Settanta: è possibile che la critica militante, magari accademicamente ben armata, riscopra la sua vecchia e gloriosa funzione di stimolo, orientamento e sostegno alla creatività degli scrittori? È Emanuele Trevi, filologo romanzo oltre che assiduo recensore, il più convinto sulla necessità di rilanciare la funzione del critico come mediatore: «Nella critica non ci sono stati ricambi generazionali, quindi è comprensibile che il libro di Pincio non venga capito da molti. Per questo, ormai, lo scrittore preferisce stabilire dei legami culturali forti con l'editore, il quale fa il suo lavoro di diffusione capillare saltando la mediazione critica. È avvenuto, per esempio, anche con Jack Frusciante. Il successo di un libro, l'attribuzione di valore e la circolazione sociale sono delegati più all'abilità dell'editore che ai critici». Allora, tutto è perduto? «È come se il sapere letterario diffuso bastasse a se stesso e non ci fosse bisogno di un'informazione. Dunque se la critica vuole riconquistare prestigio deve trovare una nuova dimensione inventiva e una capacità di leggere il contemporaneo, mettendo in gioco anche la propria emotività, cercando di entrare nel corpo sociale. La recensione paludata è un genere superato».
Ricorda Pischedda: «Suscitata da Sandro Veronesi, anni fa ci fu una polemica tra nuovi narratori e vecchia critica, anagraficamente inadatta a comprenderli. Di lì in poi qualcosa è mutato. Con l'arrivo della stagione pulp, abbiamo assistito ad "accompagnamenti" insospettati: Ferroni a favore di Ammaniti prima maniera, Segre e Spinazzola con Aldo Nove, Sanguineti con Tiziano Scarpa. Il desiderio da parte del critico di orientare, di promuovere non è mai tramontato. Per Pincio si è mossa una critica in prevalenza mediogiovane, o appena postgiovane, che se non altro ha apprezzato l'intento. E ha voluto vedere nel suo libro cose che in fin dei conti non ci sono». Un romanzo che proprio non piace a Pischedda: «Il punk che ne esce ha caratteri reazionari, di resistenza passatista, mentre era un movimento apocalittico. Vada pure per l'Enciclopedia fantastica, o delirante, a base di motel, coca-pepsi, Twin Peaks e Star Trek, ma quello che davvero non torna è la noia, la lentezza vuota delle scene, lo psicologismo dilagante...». Ma tornando alla critica, quella generazionale è più spesso ispirata dalle consonanze culturali che dalla sensibilità per i «valori assoluti»? «Mi pare - continua Pischedda - che si possano indicare tre linee: chi è sfiduciato rispetto alle possibilità della narrativa e punta sul saggismo e sulla non-fiction, magari sulla falsariga di Berardinelli; chi inclina all'écriture, viscerale o metafisica, e fa di Moresco un campione e prende abbagli come nel caso di Pincio; e chi (mi sentirei più a mio agio tra questi) continua a pensare in termini di romanzesco, di mondi narrati, ma non solo in giallo-noir, qui è il punto, non solo in senso storiografico». Lo scrittore Dario Voltolini lamentava, tempo fa, che i bilanci letterari vengano sempre affidati a critici di generazioni precedenti: «La colpa - dice Cortellessa - è anche dei giovani critici, perché non sono riusciti a creare una comunità innovativa. Una volta, era facile contrapporre tradizione e avanguardia, vecchio e nuovo. C'era la diarchia Citati-Arbasino. Oggi c'è un panorama molto più diversificato che negli anni '60 e '70, così andiamo avanti in ordine sparso. Il soggettivismo però è anche una sfida: può diventare un metodo, un protocollo, senza narcisismi. Si può stabilire una sorta di patto pubblico con il lettore che dia conto delle proprie scelte soggettive, purché ognuno abbia il senso dei limiti». Dopo aver tessuto le lodi di Pincio, il giovane Pedullà cita Debenedetti e Ripellino come modelli critici, ai quali aggiunge Barthes e Starobinski, «per la capacità di contaminare l'esperienza letteraria con la riflessione antropologica». Se proprio deve dire un nome italiano, pensa a Lavagetto, «perché ci ha fatto capire che il testo spesso parla contro il suo autore». La critica militante? «Oggi è una questione di spazi, non c'è più autorevolezza e si pubblicano solo recensioni favorevoli, è una critica affermativa e descrittiva, che non riesce ad argomentare».
È quasi coetaneo di Pincio, ma Raffaele Manica, 44 anni, allievo di Riccardo Scrivano, studioso di Ariosto e Tasso, impegnato anche come agguerrito critico militante, si dissocia dal consenso dilagante per Un amore dell'altro mondo : «La dedizione al rock, al cartoon o agli allucinogeni sono cose che sento lontane. Non condivido l'adesione totale dei colleghi più giovani». Ma questo è, se non altro, l'indizio del ricostituirsi di una comunità letteraria omogenea? «No, è un caso. Ormai il critico lavora per una comunità futura, per un luogo ideale che verrà, per tirar fuori delle funzioni conoscitive originali: diciamo che è l'ultimo idealista. Il rapporto con gli scrittori c'è, ma è sporadico. Io, le mie idee le confronto con pochi altri critici, che sono in genere meglio disposti a ragionare sul senso della letteratura. Gli scrittori hanno un'attenzione catafrattica al proprio libro e basta». Anche su questo, interviene La Porta: «C'è un parziale rispecchiamento generazionale tra critici e scrittori della stessa età. E una specie di involontaria retorica dell'oltre, per cui si ha un pregiudizio positivo verso tutto ciò che sembra "avanzato" o "eversivo", al passo con i linguaggi della contemporaneità, con la letteratura che si immerge voluttuosamente nello spot, nel videoclip, nella merce, nei media, nella metropoli... In genere, comunque, tra critici e scrittori prevalgono indifferenza e ipocrisia». E propone una sua personale etica: «Credo che il critico militante debba rivolgere allo scrittore un'interrogazione che - polemica o simpatetica - sia sempre partecipe; per la semplice ragione che lui è sempre implicato, ha un senso della situazione presente come "emergenza"; e quando giudica un romanzo parla della propria interpretazione del mondo, della propria cognizione della lingua, del proprio rapporto con la tradizione. Cerca una sponda, un interlocutore dialogante». Con un'ultima convinzione: «La nuova critica riesce ad accompagnare il "lavoro creativo" dei narratori solo quando acquista la consapevolezza che anche il proprio lavoro è un "lavoro creativo". Ormai, dopo il tramonto dello strutturalismo e della semiologia, delle assurde pretese scientiste dell'abuso della Teoria, abbiamo tutti capito che la critica è un'impresa individuale, fatta di intuizioni soggettive, di sensibilità letterarie (e non solo), di gusto personale, di attenzione alla verità del testo e infine di qualità dello stile. In fondo, come diceva Wenders ne Il cielo sopra Berlino , siamo tutti sulla stessa barca».

  di Giuseppe Genna
gli stessi argomenti su:  NESSUNO
   data: 19 apr 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

  COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.


SPONSORED BY:
     
A WWWORLD APART
DadaWebmaster: sindaco@clarence.com - Clarence ® è un marchio registrato di Clarence s.r.l. - Ideato da Gianluca Neri e Roberto Grassilli, realizzato dalla Redazione - Pubblicità - Uff. Stampa - Lavora con noi.
© 1996-2002 Clarence s.r.l.