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  STEFANO DAL BIANCO
The Lighting Field - di Walter De Maria Stefano Dal Bianco è nato a Padova nel 1961 e abita a Milano. Svolge attività di ricerca presso l'Università di Siena. Come studioso si è occupato dell'Orlando Furioso e di poesia italiana del Novecento. Ha pubblicato il volume Tradire per amore. La metrica del primo Zanzotto (1938-1957), Lucca, Pacini Fazzi 1997. Con Gian Mario Villalta ha curato il volume Andrea Zanzotto, Le poesie. E prose scelte, Milano, Mondadori 1999. È' redattore della rivista "Il gallo silvestre". Ha pubblicato due raccolte di poesie: La bella mano, Milano, Crocetti 1991 e Stanze del gusto cattivo, in Primo quaderno italiano, Milano, Guerini e associati 1991.
Uno dei poeti più interessanti dell'ultima generazione, Stefano Dal Bianco ha esordito con La bella mano (Crocetti), un controcanzoniere che ricorda i modi della "prima maniera" di Cesare Viviani e che già metteva in luce una delle scritture più precise e innovative della scena poetica italiana. La precisione, la chiarezza e i sottili spostamenti interni contraddistinguono il lavoro metrico e, più in generale, l'intera poetica di Dal Bianco: dalla silloge pubblicata nel Primo quaderno italiano (Guerini) e intitolata Stanze del gusto cattivo, fino agli inediti qui presentati, Dal Bianco dimostra come sia possibile raggiungere livelli di nitore assoluti senza offuscare la compartecipazione emotiva (e, si direbbe, cognitiva) alla sua poesia. La comunità, la comunicazione, il contemporaneo in genere trovano un'ideale espressione (letteralmente, una forma) nell'indagine sulla percezione e sullo slittamento che, dalla percezione del mondo, conduce all'invenzione del mondo stesso: invenzione collettiva o - ed è laddove Dal Bianco dà il meglio di sé - solipsistica che si cristallizza in storia e in storie.



Vita e vista

Che una bambina bionda rientri bagnata
dal bagnasciuga tra le file ordinate e affollate
della spiaggia di Lignano Sabbiadoro,
che una barca proceda parallela alla costa
sul confine tra le acque differenti
di uno stesso mare blu e azzurrino è quanto basta
non a gioire della vita o della vista
ma a prefissare ciò che vita e vista
verosimilmente condividono
sul limitare di una terra con un mare.


13 febbraio, insolazione

Il sole che nel nuovo parco cittadino si appoggia in silenzio sulle schiene dei cani e delle madri, e si rifrange sulle ciglia dei bambini addormentati, sulle capigliature rare dei pensionati in vena di pensieri miti,
e che come un ricordo d'amore
pretenderebbe di avere con gli altri anche me
nella promessa della primavera, quasi
quasi ci riesce:
sento che anch'io, basterebbe volerlo,
potrei entrare nella luce di febbraio
e di sicuro sarei già più leggero,
se non fosse la testa intontita e un poco troppo sollevata
per condividere qualcosa, in questo giorno.


Il sogno della madre

Se state guardando una madre che dorme in poltrona
in un qualsiasi dopopranzo invernale
con il televisore temporaneamente spento
e con in casa l'imperiosa pace
di una raggiunta storia di famiglia,
restate lì, non ve ne andate
e copritela con uno scialle.


Sotto casa e ovunque

Mentre il mio sguardo discreto abbraccia indistintamente dal terrazzino le nubi della pioggia e la tazzina del caffè (sulla tavola, in casa), sotto casa, vicino alla cancellata, un bambino si nasconde a una bambina, e su di lei piove l'ironia del sole.


Platano

Sono uscito a camminare verso il mare, ma devo negarlo
perché ero uscito e in realtà quasi subito
ho incontrato un platano e mi tocca di scriverlo,
anche se scrivere è di più che raccontare,
anche se raccontare è già difficile,
anche se il difficile è rientrare
a scrivere del platano,
a raccontare il platano
senza averlo davanti,
cercando di ricordare,
tradendo nel ricordo come se lui non esistesse, veramente
platano di rami e foglie nella luce.

COME DIMENTICARLO
Descriverlo, accettare le metafore, perfettamente sufficienti, indifferenti in apparenza ma vive del suo sguardo, morte del suo splendore, del male che le fa differenti e lucide di sé. E complimenti al platano e addio alla passeggiata, di chi per un momento ha creduto di vederlo e l'ha dimenticato.

RICOSTRUIRLO COME NUOVO
Ritornare sul prato come in cerca di qualcosa che non è più albero,
non più albero di me e di te che mi leggi e non stai sul prato,
e senza amore immagini quest'albero, senza riserve di realtà.

Chiederti di venire senza fissare appuntamenti,
chiedere insieme distrattamente
con la sola energia che ci è concessa
un posto libero nel prato, di fronte al mare,
non lontano dalla stanza dove tutto è raccontato.


Ciclo del mare

Davanti ai palazzoni orrendi, quelli bianchi, con piscina, fronte mare,
forse ora si convertono le dune, forse ancora
si avvicinano incerte, in sé, senza sapere
quanto bagni la pioggia la sabbia,
o ancora quanto si sollevi su se stessa la corrente
di un mare che sottrae quanto deposita.

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