Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nel proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta
il mare urlante che accumula nuovi
peccati e agli antichi rende mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato
di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.
Son la passione senza parole
senza pietre del focolare, senzarma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala.
Fuga di giovinezza
La stanca estate china il capo,
specchia nellacqua il biondo volto.
Io vado stanco e impolverato
nel viale dombra folto.
Soffia tra i pioppi una leggera
brezza. Ho alle spalle il cielo rosso,
di fronte lansia della sera
e il tramonto e la morte.
E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuol più seguirmi avanti.
[Traduzione di Jaime Pintor]
Notturno
Notturno di Chopin in mi bemolle.
Larco della finestra colmo di luce.
Ed anche sul tuo volto compassato
unaureola in volo si è adagiata.
In nessunaltra notte mi ha toccato
il silenzioso argento della luna
così che nel profondo inesprimibile
dolce ho avvertito un cantico dei cantici.
Tacevi. Anchio; la muta lontananza
si dissolveva in luce. Nessun segno
di vita, se non nel lago una coppia di cigni
e su di noi il corso delle stelle.
La tua figura si stagliò nellarco
della finestra e dalla luna un bordo
argenteo avvolse lesile tuo collo
e la mano distesa.
Azzurro della sera
O pura visione tutta incanti,
quando da porpora e doro, sereno
amabile grave, tu cielo
di luce della sera ti dilati.
Tu ricordi un mare azzurro
dove felicità è alla fonda
per una quiete beata. Dal remo sgocciola
lultima stilla di terrestre cruccio.
Di notte
Oh quante volte mi svegliò il pensiero
che or nella notte naviga un veliero
alla ricerca di sponde marine
che la mia brama vorrebbe vicine...
che in uno a tutti sconosciuto sito
arde una rossa aurora boreale...
che un braccio femminil bello, tornito,
brucia damor sul candido guanciale...
che un amico a me dato dalla sorte
ghermito è lungi in mar da oscura morte...
che ora la mamma mia, seppur non mi ama,
forse nel sonno per nome mi chiama.
[Traduzione di Ervino Pocar]
I cipressi di San Clemente
Curviamo nel vento agili cime, fuochi,
vediamo giardini pieni di donne, di giochi
e di liete risa. Vediamo ancora gli orti
dove gli uomini nascono e poi ritornano morti.
Vediamo templi che in anni ora remoti
erano pieni di dèi e di fedeli oranti.
Ma gli dèi sono morti e i templi sono vuoti
e giacciono in mezzo allerba i colonnati infranti.
Distese inargentate, valli a noi sono note
dove luomo è felice, poi si stanca e soccombe,
dove va il cavaliere e prega il sacerdote,
dove fratelli e stirpi si accompagnano alle tombe.
Ma la sera, quando vengono le tempeste,
in mortale angoscia noi ci chiniamo, mesti,
puntiamo le radici e aspettiamo tremanti
se la morte ci colga oppure passi avanti.
[Traduzione di Jaime Pintor]
Notte solitaria
O voi che siete i miei fratelli,
tristi creature vicine e lontane,
voi che sognate di raddolcire
la vostra pena in un giro di stelle,
voi che prostrati senza parole
offrite esili mani pazienti
allo stellato pallore notturno,
voi che soffrite, voi che vegliate,
misero gregge senza una meta,
battelli senza stella e senza sorte
stranieri eppure a me così congiunti,
voi ricambiatemi il saluto!