Quando si afferma che l'Italia è la patria delle dietrologie, si dice una grande cavolata: provate a tracciare le linee essenziali di un complotto storicamente accertato e state a osservare le reazioni degli astanti. Si va dallo scetticismo generalizzato, a una sorta di bieco cinismo sulle realtà che si vivono quotidianamente sulla propria pelle (dal trading on line alle politiche per entrare nell'Europa tecnocraticamente unita). Ci sono organi di stampa e giornalisti avventurosi che, della dietrologia, hanno fatto una branca della storiografia, riuscendo a non sdilinquire negli splafonamenti usuali del cialtronismo parastorico: revisionismi e negazionismi di ogni tipo, per intenderci. L'Executive Intelligence Review capitanata da Lyndon LaRouche, per esempio, è una delle testate che ha fatto dietrologia seria, negli ultimi vent'anni. I dietrologi italiani si sono abbeverati alle fonti di EIR. Quasi tutti i Complotti di Maurizio Blondet, per esempio, hanno tratto temi e informazioni dal patrimonio dell'Executive. Marco Dolcetta, probabilmente, sa dell'esistenza di questa rivista, ma occulta bene la fonte. Dolcetta è uno storico che muove da sinistra, il che è abbastanza sorprendente, poiché la dietrologia sembra essere geneticamente iscritta nel codice di destra. Senza equivocare sul B'nai Brith o sulla reale consistenza del Foreign Office americano, Dolcetta ci offre una panoramica completa e fedele dello stato dell'arte della dietrologia planetaria. Lo fa in modo politically uncorrect: il che è proprio di una para-scienza non omologata, quale è la teoria dei complotti.