Che dire di Alain Elkann? Che passerà alla Storia per avere dato in natali a Lapo Elkann, quell'assurdo damerino anoressico e un po' snob che le narici di Gianni Agnelli (le quali hanno buon fiuto) hanno individuato come futuro timoniere del gruppo Fiat e attuale delfino (infatti dei delfini, come di Lapo, si può dire che sono intelligenti quanto l'uomo, e hanno un linguaggio di specie raffinato e incomprensibile). A parte essere il padre di Lapo Elkann, Alain (che ha un bellissimo nome) fa anche lo scrittore a tempo perso e il giornalista part-time: lo avrete visto su Tmc intervistare per ore Montanelli, sempre in dolcevita (Montanelli, non Elkann), mentre l'attonito spettatore è portato a chiedersi chi dei due sia il più vecchio, nonostante Elkann abbia una quarantina d'anni meno del guru del giornalismo italiano.
Ritroviamo la pastosità della "r" moscia di Elkann nella sua prosa da vacanziere, che spalma come una melassa turistica in tutto questo libello, all'interno del quale l'autore sembra un tedesco capitato, per caso, in Belize: Elkann appare stranito, di passaggio, un po' stitico per il cambiamento di clima... Basta leggere la "quarta", di vago sapore proustiano: "Quest'ultimo romanzo di Alain Elkann è un viaggio nel tempo alla ricerca e alla scoperta del padre scomparso. Un viaggio a ritroso nella dimensione "reale" dei ricordi, a cui si intreccia una dimensione "immaginaria", rappresentata dal dialogo fittizio tra "vicini di tomba". Nel cimitero parigino di Montparnasse, di fianco alla sepoltura del padre dello scrittore, giacciono le spoglie di Roland Topor, un ebreo polacco, artista dalla vita sregolata. Elkann immagina che tra i due personaggi, così diversi per vita e per carattere, ma entrambi accomunati dal medesimo destino, si instauri un dialogo intenso e illuminante. In un'atmosfera che ricorda la famosa poesia di Totò intitolata La livella, emerge così la figura del genitore, con i suoi rigori, i moralismi, il piglio sicuro dell'uomo "bello, rispettato, elegante e onesto che non ha nulla da temere da nessuno", severo ma affascinante; accanto a lui, per contrasto, si staglia l'immagine di Topor, uomo dell'eccesso. Lo scrittore ne è incuriosito. Ne scandaglia il passato e ricerca, come farebbe un cronista, le persone che lo hanno conosciuto: gli editori che hanno pubblicato i suoi scritti; le donne che lo hanno amato; la sorella Hélène e il figlio Nicolas. La sua figura assurge al ruolo di coprotagonista del romanzo; è una sorta di personalità prestata all'autore perché possa dialogare con il padre perduto". Voto? Un sei meno: banale, ma non per chi vive all'ombra della Mole... eheheh...