Con quale leggerezza, con quale spiritosa goffaggine, con quale raffinato dare di gomito la banda Labranca-Fazio ci propina la sua ultima invenzione! Sono i Fichi d'India, una sorta di clone dei Legnanesi venuti alla luce trent'anni dopo i Legnanesi e cresciuti come i funghi cattivi alle radici degli alberi (quelli che non si raccolgono e, se li si mangia, si sta malissimo). Trainati dal trio Aldo Giovanni & Giacomo, questi semi-cinquantenni mooolto biricchini adesso comminano su carta le cazzate che comminano su video. E' il solito riflusso editoriale del successo comico, quello che sta costruendo la salvezza di Baldini&Castoldi, in pessime acque finanziarie nonostante l'impassibilità dell'amministratore delegato Dalai, uno che fa l'intellettuale di sinistra e guadagna coi mezzi truffaldini di un Berlusconi. Cosa c'è da leggere in un libro dei Fichi d'India? Niente. Se il duo fa ghignare è merito degli strepitii che vogliono essere folli e bambineschi, lanciati verso la platea con contorno di sputacchi casuali. Siccome, però, un libro è fatto di parole d'inchiostro impresse su carta, i Fichi perdono tutto e, per l'appunto, non sono più fichi. Servi dei servi dei servi, verrebbe da dire con i tifosi della curva sud: se non fosse che non sapremmo a chi rivolgere l'epiteto, se a Dalai, a Fazio o ai Fichi medesimi.