Quando si invecchia, una stanchezza che non ha nulla a che vedere con lo scetticismo pervade la mente e il corpo. Se il corpo e la mente sono robusti, la stanchezza viene metabolizzata in maturità: sguardi infinitamente distanti e disincantati, piacevolmente tiepidi come il crepuscolo, vengono lanciati sui paesaggi disastrati e gioiosi del proprio passato. E' quanto accaduto a grandi poeti italiani (due per tutti: lo Zanzotto di Meteo, il Fortini di Composita solvantur), ed è quanto sta accadendo (con le debite differenze, al più grande intrecciatore di spy story, John Le Carré. Protagonista di un'ambigua vicenda editoriale, non proprio da galateo, con il passaggio da Mondadori a Feltrinelli, l'ex addetto del Foreign Office aveva esordito presso la casa editrice di via Andegari con un thriller deboluccio, Il sarto di Panama, che gli era valsa la messa in posa di una lapide da parte dei critici (più stranieri che italiani: i critici italiani sono troppo intellettuali per occuparsi di thriller). Si diceva: Le Carré è invecchiato e anche il mondo è invecchiato, ed è impossibile, per uno che aveva vissuto nel mondo dei Due Blocchi, riaggiornarsi e riformare struttura e ambientazione delle sue spy story. Invece, Single & Single appare adesso come il ruggito potente di un leone, certo stanco, ma che la sa davvero lunga. Le Carré utilizza la spy story come un'occasione per dire umano, portando a maturazione i semi shakesperiani che sono sepolti in ogni thriller: il teatro umano, articolato tragico e grottesco, che viene messo in scena è esattamente un palcoscenico shakesperiano in era di multinazionali. Ricordando da vicino l'operazione attuata dal Simenon dei romanzi americani, il nuovo libro di JLC utilizza i temi fondamentali di una spy story contemporanea (la Turchia nuova asse geopolitica planetaria, l'Inghilterra, le Banche, la Russia del dopo-crollo), per farsi beffe del genere legal-thriller alla Grisham e spostarsi più sul versante dell'ultimo Scott Turow, quello de La legge dei padri.
John Le Carré, Single & Single, Feltrinelli, pp.307, lire 35 mila
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