Incredibile ma vero: la poesia è morta. Dopo anni di crisi, prima editoriale e poi relativa alla qualità dei poeti, la poesia crolla esausta alla pubblicazione dell'ennesima indecente cazzata: cioè Atlantide a firma di Roberto Mussapi. Le redazioni editoriali conoscono bene i controfagotti di questo poeta dalla maschera bruciata, un pelato che ha il colorito della faccia e della nuca inquietantemente prossimo a quello di Emilio Fede. Come Fede, briga, telefona, piazza libri della moglie, si autosponsorizza. Si vanta di essere un poeta pagano, ma è sponsorizzato dai cattolici. Cazza le traduzioni ma non importa, poiché gli piace parlare di Iddio. E' autore dell'immortale verso: "E venne verso di me Beppe Fenoglio". Ha persino pubblicato un'audiocassetta (con Jaca Book), sul cui nastro ha inciso la propria prosopopea vocale, recitando epiche anamnesi e improbabili epifanie sognate chissà quando durante chissà che deliri.
Scorati ci appelliamo al giudizio del tempo e chiediamo venia se vogliamo dimostrarvi l'inettitudine del flaneur contemporaneo di italica nazionalità: il che significa che vi ciucciate un orrido stralcio poemico della testa di cuoio della lirica italiana. No, dài... Stavamo scherzando...