Che dire di Anne Rice? "Uff"? "Basta, ti prego, non abbiamo più sangue nemmeno avessimo davvero incontrato Lestat"? "Ehi, dalla foto sul tuo sito sembri carina... Chattiamo..."? No, perché noi, davvero, non abbiamo più parole. Pandora è l'ennesima tappa di un pellegrinaggio assurdo verso l'universo vampiro: ma uno di quei pellegrinaggi in qualche località sacra, dove ci si inginocchia e si struscia per chilometri, provando sofferenze inaudite finché la noia e l'abitudine recludono l'animo e il corpo in una forma di anestetica insensibilità. Certo, Lestat il Vampiro è un libro imprescindibile per chi voglia fare fiction e thriller al giorno d'oggi. Ma da qui a spargere i germi di un'epidemia paraletteraria come quella con cui la Rice contagia le librerie oggidì... Pandora è la solita storia. Il solito racconto trascritto per confessione morbosa (ma cosa, oggi, è davvero morboso e inquietante?). Siccome Anne Rice è multimiliardaria (introiti da libri, diritti cinematografici, sceneggiature scritte di sua manina) in effetti potrebbe smetterla, studiare, pensarci a lungo e scrivere un bel libro. Come ha dimostrato il caso dell'ultimo Thomas Harris, autore di un grottesco sequel del suo Hannibal, forse nemmeno un decennale silenzio potrebbe risparmiarci dalle brutture di massa della saga pandoriana. Però è il caso di provarci. Forza, Anne, ce la puoi fare.