Robbie Feaver si pronuncia Favor, e nel suo nome è iscritto il suo destino: è febbrile e dispensa favori. In denaro. Ai giudici dei processi di cui Robbie è protagonista. Compra i verdetti e lo fa ungendo i custodi della Legge, attraverso i fondi neri che passano su un conto segreto. Quando i federali scoprono che la magistratura è corrotta, Robbie entra nel mirino dell'Fbi, che lo mette alle strette. La vita di Robbie è distrutta, ma era distrutta ben prima dell'indagine: la moglie che ama è gravemente malata, l'etica è ormai sputtanata, gli ideali sepolti. Un senso di colpa vago ma cupo grava sulla decisione che il prestigioso avvocato assume: in cambio dell'immunità accetta di collaborare con l'Fbi, di mettere a nudo il marcio di un sistema che ha svilito prima la collettività e poi l'ultimo bastione del sogno americano, l'Individuo.
Evon Miller è l'agente incaricata di seguire e orientare le confessioni e le azioni di Robbie. Anche lei ha degli scheletri nell'armadio. Quali? Perché non cede alla seduzione sottile ma potente che Robbie Feaver cerca di esercitare su di lei? E appena la rete della legalità sembra chiudersi intorno al caso-Feaver, scatta il thrilling e la suspence innalza la tensione. Incomincia una spirale di colpi di scena (Turow è un maestro del colpo di scena) che porterà a una conclusione inetta a lavare la macchia di un'indecenza generalizzata, mentre gli individui, isolati, cercano di riscattare se stessi e di strapparsi ai ruoli in cui sono cristallizzati. E l'amore e l'amicizia sembrano, a questo punto, gli ultimi correttivi etici a una società in stato carcinomatoso.