Traduzione d'autore: Emilio Tadini ci restituisce una magnifica versione contemporanea del Re Lear di Shakespeare. Lo fa con intento eminentemente interno al gioco teatrale (si tratta di una traduzione di servizio: per la rappresentazione del testo di Shakespeare al Franco Parenti di Milano, con Piero Mazzarella nelle vesti di Lear). E' evidente l'impegno profuso da Tadini nel cercare di rendere, più che leggibile, recitabile il capolavoro shakesperiano. Le invenzioni linguistiche della traduzione mirano a centrare Lear sul discrimine allegorico tra Male e Bene: non solo, quindi, la vicenda di un padre e di un sovrano destituito, tradito, ormai in caduta verticale, ben dentro i rigidi confini di un'etica universale che è al tempo stesso una metafisica; bensì anche la crudeltà, l'abominio, la sventatezza che sovverte i legami di sangue, di fratellanza e di fiducia.
Tuttavia, non è soltanto importante l'aspetto linguistico (sappiamo quanto lo Shakespeare italiano abbia bisogno di traduzioni d'autore aggiornate). E' la riproposizione di un testo centrale nel canone occidentale a essere, in questi anni di letteratura italiana in agonia, un evento fondamentale. Perché è con Re Lear (e con Riccardo III) che la fiction si interroga sul Potere, impegnando gli straordinari potenziali della sua arma retorica - imperitura e letale - che tutti i media hanno mutuato dalle strategie testuali shakesperiane: l'allegoria.