L'anima nera dell'America ha due modi per esprimersi, attualmente: uno è James Ellroy, l'altro è Peter Blauner. Quest'ultimo è stato pubblicato nel 1998 da Mondadori, con un titolo che avrebbe meritato più attenzione da parte dei lettori e più promozione da parte dell'editore. Il titolo era Il nero dell'arcobaleno, la storia e l'intreccio (meno ambiziosi di American Tabloid, sia chiaro) ricordavano da vicino l'Ellroy epico, però tutto spostato sulla contemporaneità. Il protagonista, Steven Baum, è un ufficiale di libertà vigilata che quotidianamente scende all'inferno, nell'incubo di una New York degradata, per incontrare i suoi "clienti" e che incontra il mostro perfetto, l'orrore in persona: è Darryl King, negro, diciottenne, psicopatico. Una storia di dissoluzione senza redenzione che aveva fatto gridare al miracolo, per la qualità della struttura e dello stile.
Ora Blauner ritorna in libreria grazie a Tropea, che sta facendo un ottimo lavoro sul thriller e sul noir d'importazione. Questa volta, a determinare la distanza da Ellroy, è lo Spettacolo, la macchina fagocitante che esalta e abbatte la figura umana di David Fitzgerald, professore newyorkese che sventa un attentato. Portato in trionfo sulle pire imbastite dai media, David vi viene immolato sopra: incomincia una ridda di ipotesi e di false piste che fanno, del professorino, il responsabile dell'attentato che ha sventato. A questo punto il romanzo si apre, includendo il terrorismo di marca islamica e riuscendo a non fare del bieco sentimentalismo o dell'olografico racconto d'amore. Ecco perché Blauner è distante ed equipollente a Ellroy: parte dalla normalità e la stravolge, inserendo - con una costanza feroce e testarda - l'elemento dell'alterità (psicopatologia o nazionalità straniera), misurandosi con una forza assai simile a quella che Ellroy impiega per concentrarsi solamente sull'America, sui brandelli del suo sogno andato a male, sulla natura devastata dei suoi paesaggi esteriori e interiori. Un arazzo psicologico che non perde di vista l'universale: di questi tempi, davvero, è un miracolo.