Rieccolo. E per la quinta volta. Andrea Camilleri si è talmente innamorato di Moltalbano, il detective di sua creazione, che ha deciso di inserirlo in tutti i suoi nuovi libri. Questa volta il povero investigatore si trova invischiato in una losca indagine sul promontorio di Tindari, dove è avvenuto un triplice omicidio. Ovviamente, il lieto fine a tarallucci e vino è scontato: Montalbano arresterà con successo l'assassino e riuscirà anche a far resuscitare gli assassinati. Nel quinto romanzo della "saga" di Montalbano, Camilleri si dimostra una volta per tutte un giallista incompetente. La trama non è avvincente, i personaggi sembrano tutti uguali e non c'è un colpo di scena che sia uno. Per non parlare della lingua usata dall'autore, artificialmente protesa verso un improbabile dialetto. Che Camilleri non sia Carlo Emilio Gadda ormai l'hanno capito tutti. Il problema è che l'unico a non averlo capito è proprio Camilleri.