Dublino a trecentosessanta gradi. Come sempre, nelle pagine di Roddy Doyle. L'autore del celebrato The Commitments torna finalmente sulla scena letteraria con un buon libro, dopo un periodo di non grande lucidità. In Una stella di nome Henry i personaggi scorrono veloci con i loro traumi e i loro problemi, disegnando la situazione di Dublino nel 1916. Un padre privo di una gamba uccide per conto di un misterioso mandante e infine scompare nelle viscere della città; una madre con troppe gravidanze alle spalle sta eternamente sulla porta di casa a contemplare le culle dei figli morti e saliti in cielo. Henry Smart, il protagonista, diventa uno degli uomini di fiducia del celebre capo rivoluzionario Michael Collins e gira il Paese in bicicletta per organizzare la folla, piazzare bombe e liquidare traditori e spie. Personaggi dublinesi, accostati l'uno all'altro, quasi come in una moderna commedia umana di Balzac, si rapportano l'un con l'altro in una storia che talvolta è commedia talvolta, invece, tragedia. Il romanzo, sospeso tra invenzione e verità storica, fonde con abilità passione amorosa e odio politico. Doyle sembra aver superato definitivamente le sue lacune stilistiche e, da autore ormai navigato, adatta la sua narrazione veloce e a tratti sconnessa all'andamento cantato di molti motivi popolari e picareschi.
Roddy Doyle Una stella di nome Henry, Guanda, 28.000 lire