Non paghi di averci regalato la cazzata editoriale di fine millennio in tv, i componenti del circo barnum allestito da Alessandro Baricco sbarcano in libreria: tornando, cioè, da dove erano venuti e finendo laddove ingloriosamente potevano tentare di ripropinarci la melassa televisiva di cui erano stati organizzatori, autori e protagonisti. Bello come un pargolo troppo cresciuto, Baricco aveva ottenuto il via libera da Carlo Freccero: avrebbe cercato di emulare l'exploit che Marco Paolini aveva ottenuto su RaiDue col suo fantastico racconto del Vajont. L'operazione non è riuscita, ahiloro!: Baricco gigioneggiava come suo solito, affabulando nessuno tranne che se stesso, con i suoi monologhi recitati che altro non erano se non selezioni dai libri di un suo privatissimo e per nulla condivisibile florilegio letterario (da cui risultava fortunatamente assente il melenso soliloquio dei suoi insopportabili esiti peggiori: Seta o City, a preferenza); intorno al pupone, roteava ammaliata la sua attuale compagna di vita (se è una vita quella che conduce Baricco: manager, agenti letterari, studenti saccenti in salsa ammiccante), cioè Stefania Rocca, strana e particolare creatura che fa combaciare la passione per il teatro con quella per il cinema, esattamente come capitava al testimonial di Dash nei Settanta, tale Paolo Ferrari (brizzolato e saccente, era egli stesso una versione pubblicitaria di Baricco o, se si vuole, una versione baricchiana della pubblicità); Grande Eminenza Grigia, il regista teatrale Gabriele Vacis, un tempo gemello siamese di Baricco, in seguito staccato dallo scrittore per mezzo di qualche dannosa prestidigitazione chirurgica. Evviva.
Ora Totem, dopo una fugace uscita presso Fandango (la meritoria casa editrice che pubblicherà il leggendario Infinite Jest di David Foster Wallace), raggiunge i bancali di libreria sotto la targa Rizzoli. E' successo questo: da Rizzoli non conoscono i disastrosi numeri di vendita della collanina fintogiovane Stile Libero, e si affannano a copiarla per togliere di dosso al marchio il quintale e mezzo di polvere accumulato in decenni di sonnecchiose politiche editoriali. Risultato? Totem 2, cioè, secondoo tradizione cinematografica, "a volte ritornano"...