Più simpatico di Descartes e meno rompiballe di Morin, Vladimir Jankélévitch appartiene a quella genìa trasversale di filosofi che devono divulgare il verbum a tutti i costi. Lodevole intento il suo, che qualche volta gli è riuscito e qualche altra no. La traduzione italiana, curata dalla "RaffaelloCortina", restituisce all'opera di Jankélévitch la giusta dignità filosofica, senza tralasciare quella prettamente divulgativa. I due saggi che compongono La menzogna e il malinteso sono un viaggio attento e articolato all'interno del fragile equilibrio di convenzioni che regola i rapporti quotidiani col prossimo. Menzogna e malinteso sono il fulcro dell'agire comune, ed è per questo che, come scrive Jankélévitch, la verità si ribella e protesta nelle parole male articolate del "gaffeur". Nelle pagine del professore di Tolosa rivive la fenomenologia del quotidiano e si ritrovano con piacere echi letterari della sua produzione musicologica. La gaffe, il pudore, lo humor e tutta la miscellanea di misunderstanding acquistano dignità filosofica e sono elevati al livello di una categoria kantiana. Fino a che Jankélévitch invita il lettore a prendere coraggio e a togliere la maschera pirandelliana che indossa tutti i giorni. E questo è possibile farlo solo accettando l'ingombrante presenza dell'"inopportuno", che interrompe il gioco di falsificazioni in cui siamo immersi. Solo essendo se stessi, e quindi inopportuni in molte delle situazioni di tutti i giorni, l'uomo potrà riconquistare un autentico rapporto col suo prossimo.
Se avete già letto qualcosa di Jankélévitch, ritroverete in questo libro le meditazioni del filosofo che più vi hanno appassionato. Se non lo conoscete per nulla, questo è il momento giusto per iniziare.