Strano personaggio Berardino Rota. Le cronache letterarie raccontano strani aneddoti su di lui, nessuna delle quali, purtroppo, storicamente verificabile. Autore e poeta di straordinaria modernità, compose nella sua carriera letteraria un nutrito numero di poesie. Al centro della sua produzione figura il matrimonio con Marzia Capece, l'adorata consorte morta pochi anni dopo il matrimonio, in memoria della quale Berardino compose la sua opera omnia. Le Rime sono un inno all'amore coniugale, considerato nei momenti di vita e di morte dell'amata. Nonostante Rota punti spesso alla commozione e alla musicalità drammatica, non bisogna dimenticare l'intenso substrato culturale che pervade la sua opera. Evidenti topoi letterari rimandano alle rime dell'Alighieri o, con maggiore certezza, del Petrarca, tanto che è difficile scindere, in alcune poesie, il sentimento "riflesso" da quello prettamente genuino.
La biografia di Rota, che attraversa tutto l'arco del Cinquecento, diede modo al poeta di vivere l'acme del Rinascimento e, contemporaneamente, di conoscerne l'involuzione barocca. Per questo all'autore bisognerebbe finalmente riconoscere il giusto epiteto di "testa di ponte" tra le pagine del Sannazzaro e quelle del Tasso più manierista. La possente edizione di Guanda va proprio in questa direzione: corredata di un valido apparato critico e di indici abbastanza dettagliati, tenta anche di fare chiarezza sul retroterra culturale e letterario del Rota. Un libro per veri appassionati e cultori della letteratura italiana, visto anche il prezzo dell'opera, non certo accessibile a tutti.
Berardino Rota, Rime, Guanda Editore, 90.000 lire, pp. 962