Il luogo: Cordouan, un faro situato nell'estuario della Gironda, vicino allo scoglio di Antros. Il tempo: imprecisato. Il tono: lucido e febbrile. E' facile distinguere il faro di Cordouan, novella Atlantide, almeno quando sta per piovere; lo si intravede come un miraggio tra la bruma quando sorge il sole. Quando il nuovo guardiano Geoffroy arriva a Cordouan, si rende subito conto che accadrà qualcosa di strano. L'atmosfera surreale, l'imponenza del faro, il misticismo aleggiante e quasi palpabile, cambieranno completamente la sua esistenza. Geoffrey diventerà pazzo, dissepellirà il bisturi della follia, sostituirà il forse con la certezza. Il nuovo libro di De Swarte viaggia all'interno della pazzia, con una lucidità quasi febbrile. Geoffroy, novello Jack Nicholson di Shining, si annienterà nella follia omicida di un uomo che è sempre stato pazzo senza mai rendersene conto. Ancora una volta la leggenda di Atlantide, del luogo che non c'è di Tommaso Moro, viene riproposto in tutto il suo fascino. Con scrittura agile e tratti sincopata, Swarte guida il suo lettore in un vortice di orrore e tenerezza, mantenendo costante la tensione di chi, sempre più, viaggia verso la pazzia sapendo di essere impotente di fronte al nulla. Da leggere.
Vincent De Swarte, Il re di Atlantide, Adelphi, 23.000 lire pp. 145