Te li do io i tropici, come ogni libro di Taibo II, è un gran casino. Lo scrittore latino-americano forse più amato dal pubblico italiano, che lo segue con affetto nelle sue molteplici vocazioni di romanziere, saggista, storico e attivista politico, esce con una specie di zibaldone universale in cui si compendiano molti suoi stilemi letterari. Oltre alla raccolta delle vocazioni dell'autore, in Te li do io i tropici si trovano saggi storici, articoli, racconti e riflessioni sulle sfortunate rivoluzioni del continente più sfigato del mondo. Del resto, cos'altro ci si sarebbe potuti aspettare dal teorico del "caos organizzato", che sperimenta in continuazione la commistione tra linguaggi e stili diversi? Ma Taibo II è un generoso e indica ai suoi fans un percorso di ermeneusi. L'unico modo per cavare un ragno dal buco dalla sua ultima fatica editoriale è leggerla "come un ballerino di danzòn affronta la pista da ballo, con ritmo, fianchi agili, sudore tropicale, schivate e finte". Non aspettatevi però un percorso così tanto disordinato. Come spiega l'autore, "man mano che procedevo ad assemblare e a riscrivere...mi sono reso conto che questa cronaca non aveva l'incoerenza che avevo sperato; che in qualche modo stava prendendo forma una versione, letteraria e giornalistica, dei tempi che mi era toccato vivere nell'ultimo decennio". Da tutto questo magma compositivo, più o meno anarchico, fuoriesce comunque un personalissimo scenario di fine millennio, degno di uno storico di qualità. Te li do io i tropici non è certo il capolavoro di Taibo II. Senz'altro, è il libro migliore per conoscere a fondo chi è e come scrive il vulcanico autore messicano.