Tornano in libreria le folgorazioni escatologiche e le visioni messianiche di Walter Beniamin. Il geniale ed enigmatico filosofo tedesco è destinato, ciclicamente e per ragioni diverse,a tornare alla ribalta della discussione intellettuale. Anticipatore della ricognizione postmoderna della ragioni del mito, profeta dell'incontro sotterraneo tra le tendenze materialistiche della società di massa e le profezie teologiche della tradizione, egli è l'inventore di un mondo magico e utopico, che si situa paradossalmente in un passato rivissuto come futuro anteriore. Insomma una sorta di premonizione temibile e carica di suggestione del nostro destino. La Parigi ottocentesca, fotografata da Nadar e raffigurata poeticamente nella poesia metropolitana dei tableaux di Baudelaire, viene fatta risorgere da Benjamin nella descrizione degli artificiosi meandri delle gallerie commerciali edificate nel corso della ristrutturazione urbanistica voluta dal famigerato prefetto Hausmann. I passages parigini, per la loro qualità fantasmagorica e irreale, divengono l'immagine arcaica di un passato, che forse deve ancora accadere, e che tende a divenire la cifra postmoderna della catastrofe della modernità.
Lo stile frammentario del libro, la proliferazione dei percorsi, l'assenza di una totalita organizzata, rendono questo volume postumo uno degli archetipi della scrittura ipertestuale. Benjamin sognava addirittura uno generazione parassitaria del propro mondo realizzata attraverso l'uso esclusivo del montaggio delle citazioni. Per tutti questi motivi egli appare come uno dei pensatori decisivi per affrontare i dilemmi filosofici della realtà virtuale e del cyberspace.
Benjamin è, dunque, l'esploratore di una nuova e inquietante dimensione dell'esperienza, che rischia di somigliare, pur essendo collocata nella profondità insondata della Storia, sempre di più agli incubi del nostro futuro.
Walter Benjamin, Opere complete. I "passages" di Parigi, Einaudi, 130.000 lire