"Ognuno ha la sua croce" canta Alessio Bonomo. Quella della letteratura italiana è Andrea Pinketts, il giallista più fricchettone dell'ultimo lustro. Quando non gira per i sexy-meeting vestito di lattice mentre frusta le persone, Pinketts bighelloneggia per tutti i bar del quartiere milanese di Brera (con qualche preferenza per Le Trottoir). Il suo sforzo letterario è
riconosciuto e stimato da tutti gli avventori: seduto al tavolo più in mostra del locale, Pinketts gigioneggia col suo puzzolente sigaro e scrive alla rinfusa su qualsiasi fogliettino che gli capiti sotto mano. Ogni tanto si interrompe per rispondere al cellulare, rifiutando cortesemente le profferte amorose delle nobildame che lo inseguono a destra e manca. Narrano voci arcane, giunte dal settimanale satirico "Cuore", che un giorno Pinketts, correndo fuori all'impazzata da Le Trottoir, cadde miseramente sul selciato per colpa di una buccia di banana. Sarà forse quel colpo di testa la causa primigenia dei gialli che ci propina? Tra questi, non buon ultimo è senz'ombra di dubbio Il dente del pregiudizio, un libro che persino un dentista avrebbe paura di aprire. Basti pensare che la fabula del romanzo è un filo interdentale... Persino un astro calante della letteratura italiana del calibro di Fernanda Pivano si è smossa per salutare l'opera di Pinketts (il quale si è subito toccato le palle perché la Pivano, si sa, mena una sfiga tremenda): "Questo libro è il colpo di grazia di uno scrittore in stato di grazia". Se lo dice la Pivano, le crediamo..."Ognuno ha la sua croce", ricanta Bonomo, che conclude con "roba da spaccargli un palo in mezzo agli occhi!". Voi non fatelo. Sarebbe fin troppo impegno per un libro così meschino.