
Una delle migliori voci di quell'assurda old-new-wave della falsa narrativa italiana detta "cannibale" fu, in tempi che ora appaiono immemorabili, quella di Tiziano Scarpa. Noi lo consideriamo l'autore delle migliori prime venti pagine di un romanzo degli anni Novanta: è l'incredibile piano-sequenza di Occhi sulla graticola, il primo libro di Scarpa, un perfetto e clamoroso incipit che, tra Dostoevskij e la merda, apriva una strada "pop" nell'esausta narrativa contemporanea nazionale. Il libro, a detta dei critici più accorti, cedeva poi verticalmente, ma questa caduta non inficiava la percezione che finalmente ci trovassimo di fronte a un autentico scrittore: vivo, dinamico, energico. La caduta di Scarpa non si chiudeva con la fine del romanzo, bensì proseguiva rovinosamente con la successiva raccolta di racconti Amore©, forse marchiata oltremodo da un delirio mediatico che doveva avere impresso tracce indelibili sulla temporanea sensibilità di Scarpa.
Ora, Scarpa torna a essere ciò che è: uno scrittore. Lo fa con Cos'è questo fracasso?, battuta goldoniana mutuata a titolo di una raccolta di incursioni impazzite, choses vue, appunti di viaggio e sentimenti estremi messi in gioco dall'ex-cannibale in un cahier avantpop che è ben più vitale dei molti romanzi italiani usciti recentemente, a riprova che l'opera di contaminazione dei generi letterari è giunta vittoriosamente a termine. Per quanto possa apparire irritante che un trentenne si metta a censurare tutto il censurabile dell'universo culturale italico, va detto che i nasi che si storcono sono gli stessi che avevano fiutato l'affare-Scarpa e che insufflano, in ambiente italiota, atmosfere inclini alla scoperta dell'esordiente giovane, magari in statu preparto. Fa benissimo Scarpa ad attaccare l'assurdo delirio critico-letterario, la propensione a un nazionalismo insano perché inautentico e becero, la riottosità alla generosa spesa di sé che dovrebbe contraddistinguere l'impegno più intenso di un intellettuale. Scarpa fa la lezione a tutti e, francamente, a leggerlo c'è parecchio da imparare: non soltanto perché si tratta di un narratore che non si vergogna a citare Zanzotto o Goldoni, ma perché, contro la fosca profezia del Leopardi zibaldonico, non ha paura di sbagliare. Certo, a volte Scarpa sbaglia, per esempio quando si mette a parlare di Dio e del Paradiso con un'inadeguata preparazione teologico-filosofica (soltanto a questa condizione funzionerebbe l'abbassamento ironico che, in questo caso, Tiziano S. tenta). Però è irresistibile, spiritoso, saggio e scriteriato: un ciclone letterario in forma tascabile, una delle migliori novità di questi anni stentorei e agonici.
Tiziano Scarpa, Cos'è questo fracasso? - Alfabeto e intemperanze, Einaudi Stile Libero, 12.800 lire (sconto iBs)
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data: 9 mag 2000
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