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  IL PROFILO DEL ROSA di F. BUFFONI

Il profilo del RosaSe qualcuno pensasse che la poesia è morta, dovrebbe potentemente ricredersi nel sollevare - con mano lievissima - la preziosa copertina rosa confetto de Il profilo del Rosa di Franco Buffoni. La poesia non è morta: è risorta, ma come Lazzaro, e Dio l'abbia in gloria.
Personaggio in bilico tra l'avanspettacolo culturale offerto dal panorama italico e la fervida imitazione di Seamus Heaney, Buffoni è un uomo che fatica moltissimo in un esercizio degno di un manuale sulla schizofrenia: egli è un prestigioso professore universitario, che da anni faticosamente e con merito edita la rivista di traduttologia Testo a fronte e, unico nella schiera stitica dei poeti a lui coetanei, va avanti a proporre la poesia dei giovani italiani; accanto a questa funzione pedagogica di manageriato culturale, Buffoni è un poeta e, francamente, comprendiamo la di lui fatica nello smarcare la professione appassionata dalla passione professionale, l'Accademia dalla Lirica (o Antilirica che sia).
Buffoni è simpatico e generoso: qualità ormai sempre più rare in un letterato nazionale. Ha al suo attivo, Quaranta a quindici, Adidas e Suora carmelitana e altri versi: titoli allucinanti per una poesia onesta. Però, per essere franchi come lo è Buffoni (e non buffoni come non è Franco) quest'uscita presso l'ex prestigiosa collana de Lo Specchio Mondadori è davvero troppo. Colpa di chi edita Lo Specchio? Purtroppo no. Lo stato attuale della poesia attuale è più che inattuale: il fatto è che non esistono poeti superiori a Buffoni (a parte un paio di significative eccezioni). Il che - lo diciamo con pena nel cuore - ci conduce a leggere, in uno dei parnasi editoriali della poesia italica - versi spietati come (aprendo a caso): "Pietra bazar scivolosa", "Sguardo da priore, interno / a tre navate con transetto", "Kakania dici ridi / fu il pericolo dei nonni", "La donna del circo Orfei aggiorna dal nero chignon". Si dirà: facile questo esercizio di presa per il culo, estrapolando versi a caso, isolandoli dall'organismo poemico. E' che non esiste organismo e per ciò stesso non esiste alcuna necessità di scrittura poetica (invece è chiaro che esite una necessità psicologica di scrivere questi versi - ma esiste sempre), se ci si trova nel migliore dei casi davanti a testi del genere: "La donna del circo Orfei è scarpata / Tra binari capannoni in disuso / Lungo le sponde del Cavour / verso lo scaricatore Sesia. Dove i camion / Di Walt Whitman arrestano la corsa / al primo fuoco del bidone / E Francesco veniva col suo amico / A giocare a pallone".
Non tirate in ballo Sereni o la Linea Lombarda. Poche balle: Sereni era un'altra cosa.

Franco Buffoni, Il profilo del Rosa, Mondadori, 25.000 lire

  di Giuseppe Genna
   data: 6 giu 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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