Stanco di amministrare Fiat, Olivetti e CIRLAB, Carlo De Benedetti ha deciso di spiegarci il mondo in cui viviamo. E' dai tempi della "Metafisica" di Aristotele che non accadeva un evento del genere. Firmata l'ultima lettera di licenziamento di massa e avviata una nuova querela contro Beppe Grillo, l'imprenditore di Ivrea ha acceso il suo bel portatilino e ha cominciato a scrivere di Internet e nuove tecnologie. Intento umanitario il suo: spianare la strada ai giovani imprenditori e incoraggiare gli investitori della new economy. Grazie a lui sappiamo che il concetto di impresa è cambiato, che Internet influenza stampa e televisione, che i venture capital ti mollano un sacco di grana all'inizio salvo lasciarti con le pive nel sacco nel momento del bisogno, che Topolino se la fa con Minni e Paperino con Paperina.
Della buona fede di De Benedetti si dubita paragrafo dopo paragrafo, sganasciandosi dalle risate quando l'imprenditore sproloquia a favore dei giovani imprenditori, ai quali "bisogna facilitare il compito, fornendo facile accesso ai capitali e rimuovendo i tanti vincoli giuridici e burocratici che ne ostacolano l'iniziativa". E bravo Carlo! Qualcuno potrebbe anche cascarci, se non sapesse che il valente De Benedetti è il principale azionista del gruppo Espresso-Repubblica, e quindi di Kataweb, il mostro dal fragolone rosso che fagocita tutto quanto trovi nella Rete. De Benedetti predica male e razzola peggio. Ma non accaniamoci troppo. In fin dei conti è già tanto che il nostro sappia tenere in mano una penna, visto che appartiene a una categoria di professionisti che legge solo i bilanci aziendali. Di Jeremy Rifkin tuttavia c'è n'è uno solo. Che De Benedetti lo abbia letto, e riletto, e poi straletto, se ne ha il vago sentore. Se Rifkin mai leggerà il libro di De Benedetti, avrà l'occasione per farsi due sane risate.