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  L'UOMO CHE RIDE di VICTOR HUGO

L'uomo che ride E' uscito per gli Oscar Mondadori qualche mese fa, ne abbiamo già parlato, ma è francamente il caso di tornarci sopra. L'ineffabile (ma parlantissimo) soggetto a cui stiamo accennando è L'uomo che ride di Victor Hugo, nella splendida traduzione di Donata Feroldi, un arabesco dei saperi occidentali in forma di romanzo avventuroso e sapienziale, costato a Victor Hugo anni di formazione e, alla suddetta traduttrice, anni di sudore. Il risultato, a nostro immodesto parere, è tale da essere segnalato. Victor Hugo è un'apparizione metastorica e plurispecifica, sin dal suo primo apparire, tanto che è possibile osservare (con sguardo critico ma lontano dalle filologie di ogni tipo) il Novecento letterario a partire proprio dal contrastato e irrisolto rapporto che esso ha intrattenuto con la questione di poetica narrativa posta da Victor Hugo col suo capolavoro. La quale, propriamente, potrebbe essere riassunta in maniera rozza e sbrigativa in questi termini: può essere la congettura un genere letterario? E che fine fanno i generi letterari nel momento in cui si riconosce la congettura come genere letterario? Non è il caso di dilungarsi in questioni teoriche complesse ma ben poco praticate dai romanzieri italiani contemporanei; forse, invece, è il caso di accennare al fatto che esiste una consistente differenza tra la fantasmagoria (la tomba di Victor Hugo, la pietra sepolcrale che il secolo scorso ha posto sul cadavere barocco dell'autore de I miserabili) e la congettura, essendo quest'ultima una formidabile osmosi tra l'olfatto, la vita e la certezza che la tradizione esplode e se si è al mondo si è in linea con la tradizione.
A parte queste minime considerazioni, va detto che L'uomo che ride appare in Italia dopo una lunghissima vacanza di traduttori d'eccezione sui testi di Hugo. Una lingua che batte esattamente dove il nostro secolo duole si impegna a restituirci un universo che a noi contemporanei si situa tra Quentin Tarantino, David Lynch, Peter Greenaway e Walt Disney: con le ovvie differenze del caso. E' peregrino immaginare che Victor Hugo, con la vicenda del deformato Gwynplaine e dell'orfico Ursus, inventi il postmoderno un centinaio d'anni prima del dovuto? Forse sì, però è vero che, come nel postmoderno e in generale in tutta la letteratura autentica, nell'Uomo che ride si trova tutto e il contrario di tutto (saggi folli, cani pensanti, messaggi indecifrabili abbandonati in bottiglie, zingari sfiguratori di bambini, tribunali dell'inquisizione, carceri alla Piranesi, il Potere Assoluto, lo spreco e il tradimento, la viltà e l'onniscienza, Dio e Satana). Ciò che rimane, al fondo e in fondo, è il lascito di sempre: l'uomo nella sua misteriosa, irredimibile integralità.

Victor Hugo, L'uomo che ride, Oscar Mondadori, 17.000 lire

  di Giuseppe Genna
   data: 6 giu 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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