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  PENSIERO AL PRESENTE

lyotard A due anni dalla morte di Jean-François Lyotard esce in Italia un volume che raccoglie diversi contributi italiani e francesi sull'autore recentemente scomparso. Si tratta di un primo bilancio, al quale partecipano filosofi di diversa natura che hanno incontrato nel loro percorso la figura di Lyotard.
La fama di essere il profeta del postmoderno ha certamente nuociuto a una ricezione attenta del suo pensiero. Infatti il percorso di Lyotard è lungo e complesso, e attraversa mezzo secolo di vicende intellettuali. Una prima fase del suo percorso fu caratterizzata soprattutto dalla militanza politica nell'estrema sinistra francese, in particolare fu segnata dalla partecipazione al gruppo "Socialisme ou barbarie". Una testimonianza importante del travaglio filosofico-politico di quel periodo è testimoniata significativamente dalla pubblicazione sul finire degli anni '80 dei saggi dedicati tra il '56 e il '63 all'analisi della guerra d'Algeria. Ma in coincidenza con gli avvenimenti del maggio '68 la produzione teorica di Lyotard registra una improvvisa accelerazione. I suoi interessi vertono sulla performatività dell'esperienza estetica, in quanto irriducibile alle forme discorsive. Il Lyotard teorico della fine dei Grandi Racconti, cioè di una comprensione dell'esperienza storica come svolgimento unitario e dotato di un senso coerente, approda alla teorizzazione della condizione postmoderna. in Italia questo esito della riflessione di Lyotard viene interpretato alla luce di una tendenza fortemente nichilistica, tipica del "pensiero debole" di quegli anni, come una sorta di euforia sorta come contraccolpo alle forti delusioni dovute al fallimento delle speranze rivoluzionarie sessantottine. Ma il pensiero di Lyotard è un'altra cosa. Già nell'importante volume dell'83, intitolato "Il dissidio", si legge come la svolta di Lyotard vada in direzione di un'approfondimento etico della ricerca, soprattutto di natura estetica degli anni precedenti. Anzi egli tenta di mettere in correlazione costitutiva l'esperienza corporea muta e carica di una affettività oscura e non del tutto comunicabile con l'insorgere della Legge e del suo imperativo categorico.
La legge, come lo stesso Lyotard spiega nell'interessante intervista a Elisabeth Weber che troviamo tradotta all'inizio di questo volume collettaneo, sorge sempre in relazione a una colpa oscura, che ha attraversato l'infanzia del nostro corpo, ma che non riusciamo più del tutto a comprendere. Questa funzione corporea della voce, che funge da espressione emotiva piuttosto che come mezzo comunicativo, rimanda allo spessore di una esperienza estetica dolorosa e obliata che costituisce il dovere morale infinito per noi postmoderni di testimoniarla e ricordarla.
Forse su Lyotard c'è ancora molto su cui tornare a riflettere. Questo volume invita a farlo.

AA.VV., Pensiero al presente. Omaggio a Jean-François Lyotard, Cronopio, 28.000 lire

  di Igino Domanin
   data: 6 giu 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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