Un libro adatto per chi non ha mai capito che differenza passi tra giallo, poliziesco e noir. Pubblicato per la prima volta alla fine degli anni Quaranta e poi riunito nel 1969 alla "Trilogie noire" da quel pazzo che fu Eric Losfeld, La vita è uno schifo è un originale compendio del clima francese di quegli anni. Un gruppo di anarco-comunisti con la passione per il sesso e le donne intende finanziare le proprie attività rivoluzionarie compiendo furti e rapine. Ma politica e sentimento spesso fanno cortocircuito e ben presto il limes tra ideale e terrorismo sarà superato. Tragicamente. La lotta contro il sistema si assolutizza e si sfrangia per farsi lotta contro l'esistente. Ribellione, disimpegno, putridume e schifo: vero schifo, categoria che Malet sa descrivere e creare meglio di chiunque altro. Sospeso tra surrealismo, dimensione onirica e violenza romantica, il testo di Malet aprì a suo tempo la strada al noir francese. Tra sudore, merda e pallottole si riscopre l'influenza dell'ultimo surrealismo magrittiano e delle atmosfere equivoche di André Breton. Convince l'introduzione del bolognese Luigi Bernardi, così come l'idea di pubblicare due lettere che Magritte scrisse a Malet per consigliargli di centellinare l'uso di "argot" nella scrittura. Un noir con le carte in regola dunque. Dove investigatore e assassino, vittima e carnefice, buono e cattivo sono solo comparse tragiche di un'esistenza riprovevole.
Léo Malet, La vita è uno schifo, Fazi Editore, 24.000 lire