Esce una nuova collana editoriale, e fin qui tutto bene. Il problema, come al solito, è che è una collana editoriale firmata dall'ineffabile duo Cesari-Repetti, quelli di Stile Libero Einaudi, per l'occasione trasformatisi in quartetto, avendo assoldato uno dei migliori esperti italiani di noir (l'altrettanto ineffabile Luigi Bernardi) e uno dei migliori autori italiani di noir (Carlo Lucarelli). La collanina è Stile Libero Noir, per l'appunto, e decreta l'uscita di scena di Daniele Brolli, che per Einaudi curava la sfigatissima Vertigo, ulteriore collanina noir. Così, prima di parlare dei libri, sottolineiamo come l'incauta e pettegolecchia gestione Cesari-Repetti stia portando a infimi livelli l'ambiente editoriale della benemerita casa editrice torinese: da Calvino e Pavese a Brolli e Bernardi ce ne corre. Complimenti e avanti così.
La prima uscita di Stile Liber Noir, accanto a un libro introvabile dello stesso Lucarelli (lo snello e bellissimo Guernica), è NADA di Jean Patrick Manchette (il tizio che nella foto fuma come la Dietrich), il quale era stato pubblicato proprio da Brolli in Vertigo (complimenti e avanti così), con il folgorante Posizione di tiro, seguito dal fumettistico e non altrettanto esaltante Fatale. Manchette, prematuramente scomparso, è una figura a se stante, anzi eretica, dell'intellettualità noir continentale. In purissima riedizione delle figure di spicco della tradizione hard boiled, per Manchette il prepolitico è sempre stata una questione politica e, di conseguenza, la letteratura è sempre stata una questione, se non di impegno, di rappresentazione dell'impegno. Non bisogna cercare, in Manchette, trame e personaggi che esulino da una considerazione globale del sociale e dell'impatto che ogni ideologia ha sulla massa e sulle élite. In Nada, per esempio, il fulcro è un gruppo di anarchici: è loro la decisione di rapire l'ambasciatore americano a Parigi, è loro il piano (approssimativo) per raggiungere l'obbiettivo, è loro la fugace apparizione nell'universo spettacolare e investigativo. La società, anzi lo Stato, reagisce, attivamente passivo nel recepire il vuoto pneumatico che governa la trama neanche tanto oscura del gruppuscolo terroristico. Una secchezza di stile che dà adito a Manchette di percorrere tutti i registri del sarcasmo, una velocità d'azione che qualunque scrittore noir invidierebbe a questo anacoreta nero, una ricchezza di implicazioni miracolosamente compresse in quanto non viene detto: è l'alchimia Manchette, che colpisce lettori e attori, se Nada è divenuto, per mano di Truffaut, anche un film.
Jean-Patrick Manchette, Nada, Einaudi Stile Libero, 16.000 lire