Avvertenze per l'uso: non confondete assolutamente Robin Maugham con Somerset Maugham. Non confondete il nipote con lo zio, l'abietto con il grande narratore. E che Robin Maugham un po' abietto lo sia davvero lo si evince da "Il servo", pubblicato in Inghilterra cinquant'anni fa e soltanto oggi tradotto in Italia. Maugham racconta la vicenda di un rapporto ambiguo di dominazione psicologica di un uomo su un altro uomo. Un domestico, un servo per l'appunto, viene assunto alle dipendenze da un raffinato gentiluomo e, piano piano, riesce a soggiogarlo completamente al suo volere. In realtà il rapporto descritto da Maugham non è per niente ambiguo, perché i due personaggi mettono in piedi una storia noiosa tra due omosessuali latenti. Sebbene servo e padrone abbiano entrambi rapporti con donne, si rendono perfettamente conto che quella non è la loro strada. Il tentativo dell'autore di coinvolgere il lettore all'intrerno del circolo vizioso è fin troppo palese e la prosa arranca all'interno del giro virtuoso di un dandysmo fin troppo scontato. A tratti sembra addirittura di leggere la brutta copia di Oscar Wilde che, oltre a essere culattone, era anche un grande scrittore. A differenza di Robin Maugham.