Philip Ridley è un mito. O, almeno, è un mito per le giovanissime generazioni, visto che i suoi libri per ragazzi vendono come il pane e che la critica lo ha definito "l'erede di Roald Dahl". Crocodilia è un romanzo diverso da quelli finora conosciuti e apprezzati nell'intensa produzione letteraria del buon Ridley: questa volta si tratta di un libro per adulti. Anche se, pur non venendo meno al suo endemico eclettismo (Ridley è anche pittore, sceneggiatore, regista di cinema), lo scrittore londinese imbastisce la sua storia a partire dalle ambiguità - vivaci ma ugualmente inquietanti - dell'adolescenza.
La storia mantiene tutto l'incanto di una fiaba per adulti, ma fa emergere senza inibizioni il sostrato orrorifico di cui si nutre ogni fiaba - per adulti o meno. Crocodilia è l'incontro tra due anime perse che cercano di trovarsi: da un lato l'esacerbante punk Billy, una passione destabilizzante per i coccodrilli e un'ossessione omosex per il giovanissimo vicino di casa Dominic; e, accanto a Billy, la fantasia in sviluppo dell'efebo Dominic, il quale conduce una vita francamente insostenibile, che sembra uscita da un film di Stephen Frears. Tra Billy e Dominic, a singhiozzo e con sviluppi piuttosto inattesi, scoppia una passione d'amorosi sensi: il giovane Dom vive un'iniziazione che non è soltanto sessuale, ma più propriamente esistenziale.
Come definire questo romanzo di formazione acido e velocissimo? Una variazione impazzita del pop britannico, sulla scia di Doyle, di Welsh e degli altri letterati del disagio istituzionalizzato? No. Perché, carico di fantasmi e di frenesie propriamente adolescenziali, Ridley è ben più profondo di tutti costoro.