Una delle collane editoriali da acquistare integralmente è la Piccola Biblioteca Oscar: incursioni intense, di elevata qualità, disinibite e innovative, ripescaggi di tradizioni acclarate (da quella Beat a quella Brit) e sperimentazioni in aree che, forse, un giorno saranno tradizioni acclarate. Insieme alla narrativa maggiore einaudiana (non quella di Stile Libero, come è desumibile da tutto quanto ne abbiamo detto) si tratta del migliore apparato letterario della grande editoria italiana. Complimenti.
Complimenti anche per l'ultimo colpaccio effettuato dagli editor della Pbo. Si tratta di un Salman Rushdie più dissacrante e colloquiale che mai. E', per inciso, un lavoro letterario pazzesco, ridanciano e abissalmente profondo: cioè, Salman Rushdie al suo meglio. Il mago di Oz non è un romanzo. E' un saggio narrativo sul film interpretato da Judie Garland, la bimbetta con le scarpette rosse e con l'irritante cagnolino Totò, la quale, in preda a un sogno che si confonde inquietantemente con la realtà, attraversa lo specchio e approda in un regno improbabile, popolato da esseri minuscoli e streghe maligne, fate stucchevoli e buffoni di corte. Della storica pellicola, Rushdie non sottolinea i riverberi ermeneutici che L'Uomo Di Latta, Lo Spaventapasseri e Il Leone Codardo permetterebbero di rilevare a un filosofo in cottura come Derrida. Rushdie compie, invece, un excursus letterario che connette Hollywood a Bollywood (la fabbrica del cinema indiano a Bombay), se stesso impubere e la ragazzina con le scarpette rosse, il Texas fantastico di Oz e la globalizzazione, la moralità perduta e l'infanzia riacquistata. Dissacra, dissimula, dissemina aneddoti e storie esemplari, il nostro scrittore, mentre ci fa la cronaca in diretta della moviola al videoregistratore a cui ha costretto la visione del film. Rileva anche tutto ciò che è stato escluso dalla produzione di questo kolossal della fantasia e degli effettoni speciali (durante la memorabile scena della tromba d'aria, la piccola Judie osserva galleggiare nell'atmosfera una mucca e una coppia di rematori in barca: impensabile all'epoca in cui fu girato Il mago di Oz): canzoni soppresse, comparse scomparse, controfigure intristite, centotrenta nani non scritturati e molti altri frammenti che la cinepresa non ha glorificato trovano in Rushdie il coronamento a una vita d'ombra a cui, come ben si sa, Rushdie stesso ha voluto costringersi.