Ci siamo già occupati di Iain Banks, esprimendo l'ammirazione per un genio contemporaneo che getta la questione narrativa in territori inesplorati dalla tradizione accertata. Bisogna anche esprimere ammirazione e gratitudine per l'editore che si è accorto - dopo anni di colpevole latitanza italiana - dell'esistenza di questo autore e della sua impressionante backlist. Grazie a Banks e grazie a Guanda, quindi.
Già Canto di pietra era un titolo interessante e succoso, nonostante non si trattasse del capolavoro di Banks. Il buon scozzese è uso a spaziare tra i generi più ampi, che riescono tuttavia a mantenere l'impressionante vena allegorica e dopotutto politica della letteratura di Banks (ricordiamolo: Iain M. Banks è il suo nome quando scrive fantascienza, Iain Banks è l'autore di tutto il resto). Con La fabbrica degli orrori si giunge alla pubblicazione di un libro cardine della produzione letteraria contemporanea. Uscito nel 1984, il primo romanzo di Banks fece il botto: scandalo, polemiche, ineccepibile sollevazione puritana. Ben prima dei pulper e dei deliri omoviolenti di Cooper, Banks si inventa uno Ziggy molto più efferato e ritualistico. Memorabile creatura letteraria, Frank Cauldhame è un ragazzino che consuma il tempo in uccisioni sacrificali e psicotiche, che accomunano in un triste e arzigogolato destino vittime animali e umane. Il pubere vive in un'isola scozzese e le sue già labili barriere psicologiche (che non inteneriscono nessuno: questo libro fa arrabbiare, veracemente) saltano clamorosamente quando si annuncia il ritorno del fratello di Frank, Eric, che cova e pratica una smodata passione per il fuoco.
Più nero di così si muore. La fabbrica degli orrori non ha nulla del romanzo che investiga a partire da ossessioni personali. E', semmai, un'ossessione personale messa su carta, esattamente come si può affermare che le visioni di Bosch hanno poco a che vedere con le Scritture. Che il protagonista abbia sedici anni non intende affermare nessun tipo di indagine nei rapporti tra adolescenza, inquietudine e società. La fiaba oscura di Banks nasce dall'humus delle psicosi che attentano alla borghesissima buona salute della nostra psiche e della nostra esistenza. Per questo motivo il geniale scozzese è in grado di operare a livelli di archetipi. E Frank, effettivamente, altro non è che un archetipo: il peggiore che si possa evocare...