Anche non volendo, gli editor di Stile Libero, con le loro scelte libere (quelle degli altri sono "illiberali", secondo un antico adagio berlusconiano), ci tolgono gli schiaffi dai palmi delle mani. Vanno bene le immoralissime stronzate letterarie, che fanno male soltanto alla letteratura e ai circoli letterari: con il libro di Repetti, come già affermato, si chiude il cerchio. Quando però le stronzate sono immorali nel senso più radicale del termine, allora davvero bisognerebbe invitare Repetti & Cesari a un'autocoscienza in stile Farenheit 451.
Cosa hanno fatto di male, ancora, Bibì e Bibò, grazie alla patente fornita loro da Einaudi, con la manleva costituita da Stile Libero? Semplice. Hanno pubblicato un agile e cazzuto libretto, che sarebbe inutilissimo se non fosse perfido, e quindi dannoso. Lo ha scritto Paolo Landi e si intitola Manuale per l'allevamento del piccolo consumatore. Non paghi, i Gianni & Pinotto stileliberisti hanno deciso di corredare il testicolo con foto illuminanti di Oliviero Toscani. Prima di tuonare, un minimo di oggettività non indignata. Chi è Paolo Landi, si chiede l'ignaro lettore? Recita la stringata biografia ufficiale: "Paolo Landi, direttore pubblicità di United Colors of Benetton, ha pubblicato Il cinismo di massa (Sperling & Kupfer, 1994), Cosa c'entra l'Aids con i maglioni? Cento lettere di amore-odio alla Benetton (Mondadori, 1992), Lo snobismo di massa (Lupetti, 1991). Ha scritto di critica televisiva su vari giornali e di pubblicità su riviste specializzate". Già a questo punto i tre (Landi, Repetti e Cesari) dovrebbero vergognarsi. E non soltanto per la fama di Oliviero Toscani (che include materia scabrosa di chiara provenienza leggendario-metropolitana). Si chiedano che cos'è, davvero, Benetton: e inducano quello che vogliono indurre. Al di là dell'induzione, dovrebbe essere la vergogna il primo sintomo che colpisce chi tenta un esercizio del genere.
Andiamo avanti? Proviamo a leggere e a riconoscere per benino la "strategia comunicativa" di questo esercito formato da tre piccoli manager. Passi scelti dalla quarta di copertina: "Partendo da questo assunto provocatorio, quasi un aggiornamento della Modesta proposta di Jonathan Swift, Paolo Landi racconta un mondo di bambini dominato dalle merci: tutte da comprare o da vendere, come i sentimenti e i principî educativi, in saldo sugli scaffali di quell'immenso ipermercato che è ormai la società di massa. Un manuale paradossale per allevare i bambini in modo che siano funzionali al sistema coercitivo del consumo. Un pamphlet ironico su come 'addestrare' un'infanzia che la vecchia pedagogia si ostinerebbe a «educare». Un libro che provoca un sorriso amaro e che mette la parola fine su una frase provocatoriamente apocalittica: «L'infanzia è senza pietà»".
Un piccolo esercizio di coerenza, dunque. Cosa voterà, nel segreto nell'urna, Paolo Landi? Cosa avrà fatto, Landi, durante gli anni dell'impegno politico? Che vergogna, che schifo. Perché questa gente pubblica da Einaudi, una casa editrice che ha costruito la sinistra del dopoguerra? Andate a casa, voi e i vostri paradossi, le vostre ironiche cazzate, omogenee al potere e al sistema vigente, che dà il grano ai vari Landi e concede loro anche la patente di rispettabilità (non c'è dubbio che, in tempi in cui la democrazia è offuscata dal mercato e solo i disperati urlano con sdegno questa verità, sono proprio i Landi a ironizzare e a ergersi in qualità di una democrazia ologrammatica e tecnocratica). Davvero, non avremmo voluto occuparci del capitolo più nero dell'editoria italiana di questi anni. Ma ce l'ha segnalato un clarenciano, via mail: esigeva che gli dessimo un'adeguata risposta.
Paolo Landi, Manuale per l'allevamento del piccolo consumatore, Einaudi Stile Libero, 13.000 lire
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