Lo sguardo lucido del situazionismo oggi appare ancora più in grado, al di là della situazione storica in cui emerse il movimento, di penetrare a fondo lo scenario dell'attualità. La profezia tragica della società dello spettacolo non è più una suggestiva provocazione neoavanguardistica, ma perviene a ciò che forse voleva essere: la testimonianza inquieta e tragica della catastrofe dell'esperienza. In pratica, si potrebbe affermare che la società dello spettacolo descrive con chiarezza il funzionamento dei meccanismi di accumulazione tardocapitalistica. L'era dell'Accesso, della new economy imperniata su una radicale sottrazione della vita, della ristrutturazione biotecnologica che intende non più utilizzare l'essere umano per il funzionamento delle macchine, ma lo sussume integralmente nella macchina cyber, sono lo specchio delle tesi di Debord, Vaneigem & co. Il libro di Marelli è un'occasione mancata. Esso è un'accurata ricostruzione storica della vicenda dell'Internazionale Situazionista. Ma appunto non coglie la preoccupante attualità del metodo di analisi situazionista. In fondo il giudizio risulta liquidatorio. I sitazionisti sono stati sconfitti, in quanto la loro critica si è trasformata a sua volta in spettacolo. Si contrappone, al situazionismo, la necessità di attaccare il funzionamento del modo di produzione. Si imputa loro di non aver distinto abbastanza tra produzione e consumo, e di essere stati risucchiati in quest'ultima sfera. Ma l'aspetto tragico, che è irriducibilmente presente nella stessa tormentata vicenda umana dei situazionisti, è appunto nell'impossibilità di porre nella situazione attuale ancora questa distinzione. L'illusione della realtà è la menzogna. Ma dietro la menzogna, c'è solo altra menzogna.