L'avevamo lasciata come apprendista salumiere nel negozio di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, oppure mentre si sbaciucchiava con Al (Bano) in versione crema antibrufoli. Ce la siamo ritrovata in prima serata al sabato su Raiuno in coppa con quel verdurone semovente di Frabrizio Frizzi. E adesso, scopriamo con inaudita sorpresa (e anche un po' di ribrezzo) che Romina Power ha scritto un libro. Un romanzo, per essere esatti, di quelli con inizio melenso e finale scontato. La trama ve la raccontiamo perché la professione lo impone: due amiche decidono di trascorrere le vacanze in Spagna, ripercorrendo le tracce di Hemingway e Neruda. Ma, siccome ragazze sono, preferiscono abbandonarsi alle avances latine di Juan, un giovane affascinante del quale entrambe si invaghiscono perdutamente. L'acme della loro esperienza giungerà solo con l'incontro di Mick, scrittore americano in fuga da se stesso che sarà capace di risvegliare i sentimenti più intimi delle due fanciulle, primo tra tutti quello della maternità.
Questo è quanto. Il fatto che alla signora Bano sia concesso di scrivere e pubblicare un libro dimostra ampiamente quanto sia caduta in basso la politica editoriale italiana, e stupisce sinceramente che sia proprio la seriosa e censoria Bompiani a compiere una tale speculazione culturale. E' vero che ormai la letteratura si fa al di fuori dei cenacoli letterari e dalle università, ma diamine, non veniteci a raccontare che la Power, incapace com'è di parlare l'italiano, sia invece in grado di scriverlo. Ve li immaginate Zanzotto in televisione, o Giudici che canta "Felicità"? Sarebbero ridicoli e penosi quanto la Power che scrive un libro.