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  HO SPOSATO UN COMUNISTA di P. ROTH
Philip RothLa vecchia, buona letteratura, tra i tanti modi di funzionare bene, includeva anche questo: l'interiorità viene dissezionata e, al fondo di quest'operazione al bisturi, si scopre che l'interiorità non esiste, perché si giunge a determinare l'esistenza di una comunità, tutt'altro che "a venire", per nulla ineffabile. La letteratura americana, che sta facendo la storia della narrativa negli ultimi sessant'anni, ha una linea costituita da precisi riferimenti, che incarnano questo fruttuoso tentativo di praticare l'analisi e di porre fine all'analisi. Vuole il caso (che non è mai un caso) che due tra i grandi esponenti di tale sottotradizione appartengano contemporaneamente a due tradizioni, solo perifericamente letterarie: la prima è la tradizione ebraica, nel suo inestricabile rapporto con le Scritture; la seconda è la tradizione ebraica dei presuli e dei fuoriusciti negli Stati Uniti, di quella borghesia illuminata le cui contraddizioni e i cui drammi vengono puntualmente inverati dalla letteratura di Roth e di Bellow.
Con Ho sposato un comunista, Philip Roth si avvia alla chiusura della trilogia americana a cui sta lavorando da tempo, in mezzo ad allucinanti vicende private, tra cui spicca il chiassosissimo divorzo dalla moglie, che lo ha doviziosamente sputtanato su ogni supporto disponibile, dall'elettronico al cartaceo. Qui, in un impressionante collasso tra vita privata e pubblica letteratura, Roth va a verificare quanto le sue nevrosi personali (non soltanto causa di depressioni, ma addirittura di depersonificazione, come testimonia il leggendario Operazione Shylock) siano la materia viva che costituisce il nucleo della sua scrittura.
Di matrimonio, di individualità e di comunità, in effetti, Roth si occupa in questo romanzo che, alla pubblicazione negli Stati Uniti, ha scandalizzato e sollevato le schiere di detrattori dell'autore del Lamento di Portnoy. Tre personaggi maschili, in Ho sposato un comunista, non riescono a tenere testa al potere del Femminino, incarnato da Eve, la moglie di uno dei tre, cioè Ira, attore radiofonico che finisce per pagare i deliri maccartisti, quella sorta di tornado non soltanto presbiteriano che sconvolse e segnò per sempre l'America. I tre maschietti: Nathan Zuckerman, cioè Colui Che Ascolta; il professor Murray Ringold, Colui Che Parla; e il fratello di quest'ultimo, Ira Ringold con nome d'arte Iron Rinn, Colui Che Agisce, attore per radio e sinistrorso per fede. Scatena gli eventi drammatici una Femmina allo stato puro, che Roth chiama non a caso Eve, moglie di Ira e debellatrice per vocazione: sarà autrice dell'autobiografia scandalistica Ho sposato un comunista, che dà il titolo anche al romanzo di Roth.
Gossip, mediocrazia, falsa e vera ideologia, scrittura e realtà, maschile e femminile: è l'impressionante portfolio che Roth nasconde in questo nuovo romanzo americano, in cui l'allegoria del devastante potere del gossip viene a esprimere - quasi metafisicamente - l'allegoria dell'oggi: che è, questa volta su dimensione planetaria, il potere del gossip come essenza del Potere stesso.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi, 25.600 lire (sconto iBS)

  di Giuseppe Genna
   data: 3 lug 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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