Pare che Beppe Severgnini passi le sue giornate a fare il ghost-writer delle "Stanze" di Indro Montanelli. Pare che buona parte della sua fortuna (oltre che alle sue valide capacità) sia dovuta alla frequentazione dei potenti salotti semiologici di Umberto Eco. E' certo, invece, che gli aneddoti vacanzieri e aeroportuali di Severgnini abbiano stancato. E non poco. Che al simpatico giornalista piaccia viaggiare per il mondo e andare lontano non dispiace a nessuno, anzi. Che ci debba descrivere con piglio arguto e prosa pseudo-incalzante le avventure sue e quelle dei suoi compagni d'autobus dispiace, eccome, alla letteratura italiana. Non pago di "Italiani con la valigia", Severgnini continua, col suo nuovo libro, a raccontare le vicissitudini degli Italiani in viaggio, esaminandone i comportamenti, i luoghi, le maniere. "...Siamo schiavi del telefonino, che è diventato il nostro distintivo di riconoscimento internazionale, e ha conferito un nuovo significato alla sigla GSM: gridare senza motivo. Cosa ci salva? La sincerità, e il senso dell'umorismo: se ci vediamo allo specchio dei nostri panni turistici, ci riconosciamo e ridiamo" scrive il gongolante Severgnini, confezionando il solito ritrattino dei paesà con la valigia. Solo che, questa volta, all'interno c'è un computer portatile al posto dei soliti stracci.
Da un giornalista della levatura di Severgnini ci si aspetterebbe francamente qualcosa di meglio. Questa volta invece ci troviamo di fronte a un raccontino simpatico e ben confezionato che, purtroppo, sa di stantìo e già visto a partire dalla copertina. Non ci resta che sperare nel prossimo viaggio.
Beppe Severgnini , Il manuale del perfetto viaggiatore, Rizzoli, 23.200 lire (sconto iBS)
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