A undici anni dalla morte di Georges Simenon fa piacere che molte case editrici italiane ripubblichino le sue opere più varie (ne scrisse oltre cinquecento). A dir la verità, Gli intrusi non sono il prodotto più tipico, o perlomeno il più riconoscibile, di Simenon. Non c'è questa volta il mitico commissario Maigret, ma Hector Loursat de Saint Marc, un avvocato fallito, distrutto dall'alcool e abbandonato dalla moglie. Questa specie di larva umana si trova d'improvviso catapultata nel perfetto "meccanismo giallo" inventato da Simenon: tornando a casa una sera, Hector scopre il cadavere di un uomo sconosciuto in una stanza disabitata dell'enorme palazzo in cui vive recluso da anni. Per difendere se stesso e il suo collaboratore Manu dall'accusa di omicidio premeditato, l'avvocato fallito s'improvviserà novello investigatore. Alla fine, dopo una serie di colpi di scena, Hector non solo riuscirà a risolvere brillantemente il caso, ma andrà incontro a una profonda catarsi, alla fine della quale si scoprirà uomo completamente rinnovato.
Scritto nel 1939 e pubblicato l'anno successivo, Gli intrusi arriva finalmente in Italia grazie alla valida traduzione proposta dalla Adelphi. Se si è alla ricerca di un Simenon diverso da quello stereotipato dell'ispettore Maiget, questo libro sembra una valida occasione per scoprirlo. Se invece è la prima volta che vi avvicinate a Simenon, capirete perché i grandi della cultura del Novecento (tra cui Gide, Chaplin, Fellini) non hanno potuto fare a meno di adorarlo.
Georges Simenon, Gli intrusi, Adelphi, 20.000 lire (sconto iBS)
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